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ARENZANO (GE) - RELITTO DELLA PETROLIERA "HAVEN"

Un ringraziamento particolare va ad Agostino Chiappe, autore del bellissimo sito www.ilgigantedelmediterraneo.it interamente dedicato alla "Haven", dal quale sono state tratte molte delle informazioni presenti in questa pagina.

LA STORIA DELLA "HAVEN"

VLCC "HAVEN" - caratteristiche principali


Nome: "HAVEN" (ex "AMOCO MILDFORD HAVEN")
Bandiera: Cipro
Porto di iscrizione: Limassol
Matricola: 707632
Cantiere di costruzione: Asterillos Espanoles – Cadiz (Spagna)
Anno di entrata in esercizio: 1973
Registro di classificazione: American Bureau of Shipping
Classe: A1 Oil Carrier
Tipo: VLCC (Very Large Crude Carrier)
 

Dimensioni principali

Lunghezza fuori tutto: 344 m
Larghezza massima: 51 m
Altezza di costruzione: 26 m
Immersione estiva a pieno carico: 20 m
Dislocamento a pieno carico: 267.500 t
Portata lorda: 232.166 t
Capacità cisterne del carico 283.626 m3
Apparato propulsore: n. 1 motore diesel a 2 tempi
Costruttore: Burmeister & Wain
Tipo: 8K98FF
Numero cilindri: 8
Diametro cilindri: 980 mm
Corsa: 2000 mm
Potenza max continua: 30.400 HP (22.353 kW) a 103 giri/min

LA CRONACA DELL'INCIDENTE

 

La mattina dell’11 aprile 1991 la "Haven" si trovava all’ancora nella rada di Genova, in attesa di ordini dopo il parziale sbarco del suo carico di greggio iraniano. In vista di future operazioni commerciali era stato predisposto di travasare il greggio rimasto dalle cisterne laterali alle cisterne centrali. Il primo travaso fu fatto il 10 aprile, senza inconvenienti di rilievo; al secondo travaso fu dato corso il mattino dell’11 aprile intorno alle 11:20. Intorno alle 12:30 (l’ora esatta non è nota) si verificarono scuotimenti, vibrazioni e rumori metallici. Poco dopo nella zona prodiera, in corrispondenza della cisterne 1 e 2, si verificò un’esplosione con immediato sviluppo di fumo e fiamme. Si ritiene che a seguito di tale esplosione sia stata divelta e proiettata in mare la parte di coperta che ricopriva la cisterna 1C e la parte prodiera (per circa un terzo della relativa lunghezza) della cisterna 2C. Tale parte di coperta, indicata anche come "scudo prodiero", giace attualmente su un fondale di circa 90 metri, nella posizione 008° 45’ 01.71”E; 44° 22’ 09.23”N.

Al momento dell’incidente erano presenti a bordo circa 144.000 tonnellate di greggio Iranian Heavy, oltre al combustibile per il motore propulsore e le motorizzazioni ausiliarie (nafta e gasolio diesel per un totale di circa 9.200 tonnellate) e all’olio lubrificante (più di 230 tonnellate). Risulta che la "Haven" abbia fatto bunker nel corso della sosta a Genova. A seguito della richiesta di soccorso della nave, numerosi mezzi nautici si portarono vicino alla nave e trassero in salvo l’equipaggio ed i tecnici presenti a bordo, mentre il comandante Petros Grigorakakis e altre quattro persone (tre membri dell’equipaggio e uno dei tecnici) perirono nell’incendio successivo alla prima esplosione.
Poiché il vento faceva dirigere verso poppa le fiamme dell’incendio di prora, è verosimile ritenere che l’irraggiamento delle fiamme abbia provocato, fin dai primi minuti dopo l’esplosione, un progressivo riscaldamento delle cisterne integre e un aumento della pressione nelle stesse che ha successivamente determinato lo sfondamento dei portelli e delle relative strutture.

Alle ore 13.00 circa si verificò una nuova esplosione, a seguito della quale la nave subì una notevole flessione in corrispondenza della cisterna 1. Si pensa che questa esplosione abbia provocato la rottura della catena di ancoraggio e da quel momento la "Haven" andò alla deriva, spinta verso ponente dalle correnti.

A causa delle forti esplosioni la nave subì gravi danni strutturali e iniziò ad affondare assai lentamente, assumendo un assetto inclinato con la prua sommersa. Lo sfondamento dei portelli delle cisterne ebbe come conseguenza l’incendio del carico che, in presenza della coperta ancora integra, incominciò a bruciare a "candela" attraverso i portelli.

Nel pomeriggio dell’11 aprile l’incendio si estese anche alla sovrastruttura poppiera, poi alle acque immediatamente circostanti su cui si era sparso il greggio in seguito alle esplosioni che in totale furono otto. Una di tali esplosioni squarciò la fiancata sinistra della nave in corrispondenza della cisterna 5P e della cassa principale di sinistra della nafta del motore propulsore.

Il 12 aprile la nave in fiamme venne agganciata da un rimorchiatore e trainata verso costa, al largo di Arenzano. Durante le operazioni di traino, il relitto si spezzò in corrispondenza della flessione verificatasi con la seconda esplosione. Il troncone di prua, lungo circa 95 metri, affondò senza apparenti spandimenti di greggio su un fondale di circa 480 metri, nella posizione 008° 41’ 18.83”E; 44° 16’ 22.42”E.

La parte poppiera della nave affondò alla ore 10:05 del 14 aprile 1991 al largo di Arenzano su fondali di circa 80 metri nel punto 008° 41’ 59.58”E; 44° 22’ 25.75”N. L’incendio durò in totale circa 70 ore, fino al completo affondamento della nave.
L’incidente provocò un grave inquinamento delle acque marine, dei fondali e della costa ligure da Genova a Savona.

Le immersioni sulla "Haven"

Il relitto della petroliera "Haven" può essere visitato in due modi: in configurazione ricreativa, arrivando fino a 40 metri e utilizzando normale aria, oppure tecnica, scendendo fino all'elica, a 80 metri e utilizzando una miscela Trimix (normalmente TX18/40, o TX20/45 fino a 70 metri e TX15/50 fino a 80 metri). L'immersione ricreativa, raramente eseguibile in curva di sicurezza in quanto il tempo di fondo sarebbe di soli 10 minuti, è comunque troppo breve per la visita del relitto, che necessita invece di circa 20-25 minuti da trascorrere tra i 40 e 45 metri. In configurazione tecnica invece, ma sempre respirando aria, il relitto può essere visitato con una guida subacquea, scendendo anche fino a 60 metri, utilizzando con bombole da fianco per la decompressione in EAN50 e/o O2 puro. In questo caso il tempo di fondo rimane sui 20 minuti, con un tempo totale di immersione di circa 70-75 minuti.

La petroliera "Haven" è stata sottoposta a regime di area protetta dalla Capitaneria di Porto di Genova, che ha disciplinato le immersioni e l'accesso sul relitto. L’ordinanza n. 305 del 28 settembre 1999 prevede la possibilità di immergersi, se in possesso del brevetto corrispondente alla propria quota di immersione, solo ed esclusivamente con la presenza di una barca d'appoggio e accompagnati da una guida iscritta al registro della Regione Liguria. Il rapporto guida-sub per il relitto della “Haven” è di 3 a 1, mentre nelle altre aree protette (come la Riserva Marina di Portofino e altri relitti della Liguria) rimane di 5 a 1.

Oggi lo scafo della "Haven" si presenta ormai completamente colonizzato da una ricca fauna bentonica. Il relitto giace in assetto di navigazione ed è interamente visitabile, sia in lunghezza che in penetrazione (i suoi 7 ponti e la sala macchine), immergendosi a profondità comprese tra i 35 e i 75 metri.
Nel corso degli anni la sezione poppiera dietro il castello, che ospita i grandi argani e le bitte di ancoraggio fortemente inclinate di 50 gradi verso l'interno, è gradualmente collassata a causa dei cedimenti strutturali verificatisi sottocoperta. Qui la coperta della nave si inclina verso il centro della poppa, implodendo e formando una depressione che raggiunge ormai i 61 metri di profondità nel punto centrale poppiero, in corrispondenza della verticale del timone. Il monitoraggio strutturale del relitto, che viene effettuato periodicamente, include anche il controllo di queste lente ma inesorabili modifiche dello scafo.

Tutta la lunghezza della prua è percorribile per circa 150 metri, con un tempo di fondo minimo per andata e ritorno di circa 25 minuti a 54 metri di profondità. Navigando nella zona di prua, sia all'andata che al ritorno per orientarsi si può seguire  la rete dei tubi di flusso del petrolio che corrono lungo la coperta tra 54 e 56 metri di profondità. L'estrema punta della prua, posatasi a 490 metri di profondità a seguito del suo distacco avvenuto il 12 aprile 1991 durante le operazioni di rimorchio, è ovviamente inaccessibile ai subacquei. La parte anteriore della "Haven" termina con un taglio verticale, frastagliato. E' possibile l'accesso a prua all'interno della smisurata cavità, larga 52 metri e alta 20 metri, che si trova tra i 60 e gli 80 metri di profondità. Questa enorme apertura permette la penetrazione, in completa oscurità, all'interno degli enormi serbatoi di stoccaggio del petrolio, che sono divisi in grandi camere. L'esplorazione di questa sezione è strettamente riservata a immersioni in miscela ipossica e a subacquei con un alto grado di addestramento e viene raramente eseguita dai diving locali.

I miei primi due tuffi sulla "Haven"... il coronamento di un sogno!

 

Sabato 8/12/2007 ore 11:48 Prof. 40.5 m. Temp. 14 °C Run time 51 min.

 

Scendiamo in quattro sub lungo la cima che ci porta direttamente sulla controplancia della nave (cioè sul tetto del ponte di comando, nel castello di poppa). La visibilità non è eccezionale: non si vede oltre i 10-15 metri. Arriviamo a 33 metri di profondità, ci diamo l’ok e scendiamo ancora giù fino al secondo ponte in cui c’è l’alloggio del comandante. Arriviamo a 40 metri di profondità ed entriamo nel cassero di poppa dalla porta centrale posta a poppavia del secondo ponte. Visitiamo l’alloggio del comandante, nuotando in fila indiana lungo il corridoio che lo percorre e arrivando sino in fondo dove termina, poi torniamo indietro. Terminato il giro nel ponte del comandante, saliamo lungo l’ampia scala che porta al soprastante ponte di comando e, arrivati in cima, tenendo alle nostre spalle il locale radio, percorriamo un piccolo corridoio dove a sinistra c’è la sala nautica e a destra ci sono gli ampi finestroni del ponte di comando. Adesso ci troviamo a 37 metri di profondità. L’ampio locale è completamente spoglio e privo di ostacoli, ed è tutto circondato da ampie finestre che si affacciano nel blu attraverso le quali si vedono nuotare nuvole di delicate castagnole rosa. Affacciandomi da una delle finestre del ponte di comando riesco appena a intravedere la sagoma scura della coperta che si trova una ventina di metri più sotto di me. E' uno spettacolo da togliere il fiato: sembra di affacciarsi dal tetto di un palazzo di sette piani! Usciamo dalla plancia e ci dirigiamo a nuoto verso quello che resta dell’enorme fumaiolo. Il fumaiolo della "Haven" è stato tagliato accorciandolo di una decina di metri per non intralciare la navigazione delle navi dirette verso il Porto Petroli di Genova. La parte più alta del troncone del fumaiolo ora si trova a 32 metri di profondità e ci si arriva utilizzando una cima guida, che parte dal parapetto a poppavia del ponte di comando. La sommità del fumaiolo è ricca di vita e c’è una grande quantità di pesci, che sicuramente trovano delle condizioni ideali nella corrente ascendente che si forma nelle canne interne del fumaiolo. Dopo aver fatto un giro sul fumaiolo, ritorniamo indietro verso il cassero di poppa e saliamo di nuovo sulla controplancia, sopra al ponte di comando. Qui vediamo un grosso grongo che fa capolino dall’interno di un tubo che sporge dalla coperta. Stacchiamo dal tetto del ponte di comando al ventiquattresimo minuto di immersione e incominciamo la nostra lenta risalita verso la superficie, contornati da nugoli di Anthias rosa che ci nuotano accanto. Facciamo il nostro primo deep stop di 2 minuti a 24 metri e iniziamo a respirare l'EAN40 delle nostre stage decompressive. Saliamo di quota e facciamo un altro deep stop di 2 minuti a 15 metri, poi saliamo su fino ai 3 metri, quota alla quale facciamo 18 minuti di decompressione. Usciamo dall’acqua con un run time di 51 minuti. Bellissimo questo primo assaggio della "Grande Signora"! E domani... si replica!! 

Domenica 9/12/2007 ore 9:46 Prof. max 54.7 m. Temp. 13 °C Run time 48 min.

 

In meno di due minuti arriviamo direttamente sul tetto del ponte di comando a 33 metri di profondità dove ci raduniamo per iniziare l’immersione. Oggi siamo in quattro subacquei. Ci diamo l’ok, poi scavalchiamo rapidamente la balaustra e precipitiamo sette piani più sotto, facendoci inghiottire da un largo boccaporto situato ai piedi del cassero in posizione centrale, dal quale si accede al locale pompe. La visibilità è ottima: almeno 35 metri! Vediamo distintamente la coperta della nave con tutto il groviglio di tubazioni per il carico del greggio che la percorrono longitudinalmente. Al quarto minuto di immersione ci infiliamo nel boccaporto della sala pompe e ci troviamo nella pancia della nave, proprio sotto al ponte di coperta a 54 metri di profondità. Siamo in un’ampia sala piena di valvole e di saracinesche che servivano a gestire il carico di petrolio, a bilanciare la zavorra d’acqua e a travasare il carico da una cisterna all’altra. L’acqua all’interno del locale è limpidissima e nuotiamo lentamente mantenendoci ad un metro dal pavimento per non alzare sospensione. L’ambiente è affascinante. Il colore dominante è il rossiccio della ruggine e il marrone chiaro dello strato di limo che ricopre ogni cosa. Alcuni pesci ci fanno compagnia ed è strano vederli qui, quasi sospesi nel nulla, tanta è la limpidezza dell’acqua che ci circonda. Arriviamo a un portellone spalancato che si affaccia all’esterno e usciamo sul lato di dritta della nave, girando poi verso la nostra destra. Nuotiamo sopra il piano di coperta, passando sotto all’ala di plancia di sinistra che è ripiegata sul fianco del cassero di poppa, poi arriviamo a un altro portellone e entriamo in fila indiana ritrovandoci all’interno di un lungo corridoio sul quale si affacciano alcuni locali. Siamo nelle officine della nave, dove si trova una lunga fila di bombole di ossigeno per le saldature, allineate ordinatamente lungo la parete. Percorriamo tutto il corridoio, dirigendoci verso la poppa della nave e illuminando l’interno dei diversi locali che si affacciano sul corridoio: in uno di essi vediamo una grossa aragosta che nuota sul pavimento. Sulla sinistra del corridoio c’è un bancone da lavoro con una grande morsa che funziona perfettamente. Passando ognuno di noi le fa fare un giro... dicono che porti fortuna. Dall'altro lato del corridoio, perfettamente allineate in fila, ci sono alcune bombole contenenti l'ossigeno che serviva ai meccanici di bordo per fare le saldature. Arriviamo in fondo al locale officina e al dodicesimo minuto di immersione usciamo di nuovo sulla coperta passando attraverso un altro portellone. Il tempo scorre in fretta e purtroppo è già ora di risalire. Stacchiamo dal fondo e cominciamo la nostra lenta risalita verso la superficie osservando i vari ponti della nave che ci sfilano davanti, poi proseguiamo nuotando nel blu. Facciamo il primo deep stop di 2 minuti a 30 metri, poi il cambio del gas a 25 metri, altri due deep stop di 2 minuti a 21 e a 15 metri e, infine, sosta deco di 2 minuti a 6 metri e di 13 minuti a 3 metri. In totale quasi 25 minuti per risalire! Data la notevole scorta di gas delle nostre decompressive decidiamo di prolungare un po’ la decompressione respirando un altro po’ di ossigeno in modo da sciogliere una maggiore quantità dell’azoto presente nei nostri tessuti e al quarantottesimo minuto di immersione riemergiamo in superficie e risaliamo felici sul nostro gommone.

Il mio primo approccio con la "Grande Signora" è stato davvero entusiasmante!! L’emozione di questi primi due tuffi sulla "Haven" resterà nel mio cuore per sempre e - anche se sono sicuro di ritornarci - credo sinceramente che le sensazioni provate questa prima volta non potranno mai essere superate...

Altre notizie sulla petroliera "Haven" si possono trovare qui: http://www.marpola.it/racconti di immersioni/HAVEN/Haven.htm  Si tratta di una sezione del mio sito Web interamente dedicata alla "Grande Signora"... il relitto più grande del Mediterraneo, per raggiungere il quale ho intrapreso tutto il mio percorso di crescita subacquea durato diversi anni. Le emozioni che è riuscito a regalarmi questo relitto sono davvero uniche e ogni volta che mi ci immergo dico a me stesso che devo assolutamente tornare laggiù.

Molte altre informazioni utili si possono trovare nel sito: www.ilgigantedelmediterraneo.it di Agostino Chiappe, che invito a visitare.

IMMERGERSI SULLA "HAVEN"... MA E' COSI' DIFFICILE?

L’immersione sulla petroliera "Milford Haven" si porta dietro un alone di "importanza" tutto particolare. E’ facile, navigando nel Web, leggere di immersioni drammatiche sul relitto della "Haven", quasi fosse un mostro capace di catturare tutti i subacquei che vi si avventurino. Ma spesso si demonizza un sito solo perché non se ne conosce realmente le particolarità. C’è chi definisce la "Haven" come l’università della subacquea, eppure, a ben vedere, il relitto è molto più sicuro di tanti altri siti d’immersione, infatti è ben pedagnato, ci si va solo con una guida esperta, i diving che vi operano sono affidabili e attrezzati, ci sono stazioni decompressive, di solito c'è buona visibilità e non sempre c’è corrente (in ogni caso la visibilità e la corrente sono sempre valutabili prima del tuffo) e le profondità vanno bene per tutti i livelli, spaziando dai 33 agli 80 metri.

E allora che cosa deve spaventare? Perché demonizzare questo sito d’immersione? E' davvero così difficile immergersi su questo grande relitto?

Certamente sul relitto della "Haven" alcuni incidenti ci sono stati, ma, a ben vedere, ci sono moltissimi altri siti d’immersione (anche molto più semplici) in cui sono accaduti incidenti che non sono altrettanto demonizzati. Inoltre, il relitto della "Haven", proprio per la sua configurazione e posizione nell’acqua, si presta a moltissimi profili d’immersione e si può parlare della classica immersione "multilivello" anziché di immersione “quadra”.

Nella comunità subacquea si sente spesso parlare della "mitica" elica della "Haven", che è un po’ il sogno di tutti gli appassionati di immersioni profonde e, in effetti, l'enorme elica della superpetroliera è davvero molto profonda ed è alla portata solo di subacquei molto ben addestrati; ma non è detto che tutti i sub ci debbano per forza arrivare! I subacquei che vogliono arrivare fino all’elica di solito scendono a 80 metri, poi salgono sul fianco della nave a 65 metri, entrano nell’enorme squarcio provocato dall’esplosione e salgono su fino al ponte a 54 metri, dopodiché si infilano dentro le cabine dei ponti e salgono su per le scale fino al cassero a 33 metri... Un’immersione difficile, ma  anche questa è una vera e propria immersione multilivello.

In ogni caso, un tuffo sulla "Haven" necessita di un’accurata pianificazione preventiva, dato che se si vuole vedere qualcosa è inevitabile fare una lunga sosta di decompressiva. Perciò bisogna sentire la disponibilità del diving al quale bisogna chiedere di poter fare un run time esteso, infatti siamo nell’ordine dei 70-80 minuti se si va veloci senza soffermarsi troppo, oppure di 100-110 minuti se si va con più calma godendosi  tutti i particolari che il relitto offre a un occhio attento.

L’ideale, a mio avviso, è fare l’immersione con un gruppo composto solo da tre sub più la guida. Questo consente a tutti di godersi l’immersione in tranquillità, senza quella confusione che inevitabilmente si crea quando ci sono troppi subacquei.  La visibilità migliore normalmente c'è da fine maggio a fine giugno, però se si è fortunati si possono trovare giornate stupende lungo tutto l’arco dell’anno.

Per la pianificazione dell’immersione è necessario fare a secco un bello studio, stabilendo le profondità medie e i tempi e calcolando di conseguenza i gas necessari. Nel pianificare il tuffo va anche ricordato che i diving locali per motivi di sicurezza richiedono ai sub un doppio primo stadio. Questo, anche se non è il massimo della sicurezza, è comunque un fattore di sicurezza in più, infatti, nel caso in cui si guastasse un primo stadio, avere un secondo stadio di riserva significa poter chiudere l’immersione con ancora un discreto margine di tranquillità (a patto di imparare a chiudere i rubinetti da soli…).

Altre avvertenze per affrontare l’immersione sulla "Haven" con sufficiente tranquillità e sicurezza sono:

  • avere uno o più compagni di immersione con cui adottare un sistema di coppia affidabile e imparare ad usarlo sempre. Generalmente il sistema di coppia appreso nei corsi ricreativi è troppo "flessibile"… Invece, nel caso di immersione su un relitto profondo si deve giungere a un sistema di coppia rigido, in cui si avanza parallelamente affiancati a portata di braccio, non di più;

  • fare un certo numero di immersioni in curva per imparare a curare in modo maniacale l'assetto. Occorre modificare la naturale tendenza a tenere un assetto inclinato o verticale, assumendo un assetto perfettamente orizzontale;

  • fare un certo numero di immersioni fuori curva, curando sempre di più l’assetto, la risalita lenta, le soste profonde, l’uso del pedagno, il controllo dei consumi, l’assetto e la risalita lentissima negli ultimi  metri. Immergendosi sulla Haven la decompressione, anche nell’immersione "ricreativa", è sempre necessaria, a meno che non ci si limiti ad un breve giro di 5 minuti sull’ultimo ponte e nella sala comando. Siccome l’immersione si svolge “nel blu” è necessari curare tutti gli aspetti che ho elencato;

  • curare o imparare la pinneggiata in hovering e magari anche quella all'indietro;

  • verificare che l’attrezzatura non offra appigli nel caso si voglia penetrare nel relitto

Una volta raggiunti dei buoni livelli di confidenza con la propria attrezzatura e con queste tecniche si può fare in tranquillità una bella immersione sul relitto della petroliera "Haven". E' ovvio che per questa immersione è meglio utilizzare un bibombola e magari una miscela trimix, ma ci sono moltissimi subacquei che la fanno normalmente con il monobombola da 18 litri (pochi persino con il mono da 15 litri...) respirando solamente aria. La maggior parte dei frequentatori della Haven comunque, scende in configurazione tecnica con bibombola 10+10 o 12+12 e 1 o 2 stage; mentre chi scende fino all’elica usa anche il bibo 15+15 o 18+18 e 2 o 3 stage. L'utilizzo dello scooter subacqueo permette esplorazioni più complete e aiuta in caso di presenza di corrente.

Il relitto della "Haven" offre un’infinità di percorsi d’immersione, sempre diversi e interessanti adatti ai vari livelli di esperienza subacquea.  Vediamo i quattro itinerari principali.

Il giro classico dell’immersione "tecnica" di livello medio-avanzato prevede 25 minuti di fondo utilizzando come miscela respiratoria principale un trimix normossico. Si scende sempre lungo la cima di un pedagno fino al tetto della controplancia a 33 metri di profondità (sulla "Haven" ci sono sono due pedagni fissi, assicurati a due angoli del cassero di poppa), perché scendere sul relitto in libera non avrebbe senso, dato che  se lo si manca ci sono 80 metri di fondo e a volte nella zona c'è una forte corrente. Una volta arrivati sul cassero si scende giù verso la murata di sinistra, arrivando a 63 metri di profondità, e si entra nello squarcio dell'esplosione. Dopodiché si risale nuotando lungo le scalette interne del castello di poppa e si esce dal portello che si affaccia sul ponte di coperta. Poi si nuota lungo il ponte a 54 metri di profondità dirigendosi verso il corridoio dell'officina; si passa in questo corridoio nel quale ci sono il banco da lavoro con la morsa (funzionante!) e le bombole di ossigeno impiegato per le saldature ancora integre e ci si può affacciare alle porte di vari locali per dare un'occhiata. A questo punto, o si risale all'interno della nave nuotando lungo i corridoi fino ad arrivare al piano che è stato sigillato nel 2009 per i lavori di bonifica, oppure si risale rimanendo all’esterno del relitto nuotando lungo le scale e le balconate dei vari ponti, fino alla sommità del cassero.

Se invece si fanno 30 minuti di fondo si può anche risalire da dentro il cassero sino al ponte precedente a quello sigillato, entrare nella sala comando passando dalle scalette interne, fare un giro della sala, dare un’occhiata alla statuetta del Bambin Gesù di Praga posta nella plancia di comando e uscire sul tetto del cassero, per poi afferrare la cima del pedagno e risalire lentamente seguendola fino alla stazione decompressiva.

Il giro "tecnico-avanzato" prevede 20 minuti di fondo e di solito si fa utilizzando come gas respiratorio un trimix normossico (ma c'è anche chi lo fa impiegando aria come back gas e due bombole stage con EAN50 e ossigeno puro per la decompressione) e normalmente arriva sino sul piano di coperta o sulla poppa a 55 metri.

Il giro "ricreativo" invece, prevede sempre la discesa sul cassero seguendo il pedagno, un breve giro della sala comando (massima profondità circa 40 metri), uscire e seguire la cima che collega il cassero al fumaiolo, dare un’occhiata all’interno del fumaiolo, ritornare al castello di poppa, e poi risalire lungo il pedagno fino alla tappa di decompressione.

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