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di Tecnica & Medicina

 

 

66.  La pianificazione di un’immersione subacquea

 

(Tratto da www.subatlantidecesena.it)

 

La scelta del compagno d'immersione

Il compagno di immersione è il primo passo verso la propria sicurezza.

Potremmo fare molti esempi nei quali qualsiasi tipo di attrezzatura si rivela inutile in caso di emergenza. Un improvviso malore, un serio aggrovigliamento, l'esaurimento dell'aria, una narcosi da azoto, questi sono solo alcuni dei casi che possono sempre accadere. Solo l'intervento del compagno di immersione può risolvere tali emergenze.

Non esiste alcuna situazione che giustifichi l'immersione da soli, ma la scelta del compagno idoneo non è così semplice. Molti si immergono con le stesse persone per amicizia, simpatia o perché non riescono a trovare compagni quando hanno il tempo libero per immergersi, ma non è una giustificazione valida.

Compagni di immersione che una volta sul fondo si "assentano" (non controllano cioè se l'altro è vicino) o che non scambiano segnali di "è tutto ok", o che non controllano vicendevolmente l'aria residua, non possono essere definiti "idonei": lo saranno sicuramente fuori dall'acqua, ma non in immersione!

Il compagno ideale è un subacqueo conscio che l'immersione va svolta insieme a un altro sub per la reciproca sicurezza.

 

Scelta del luogo e obiettivi dell'immersione.

Sia la scelta del luogo che gli obiettivi dell'immersione sono condizionati dalla consapevolezza delle proprie abilità e dei propri limiti.

Nella scelta del luogo è opportuno raccogliere informazioni sulla tipologia del fondale e se vi sono leggi locali che ne vietano l'immersione.

L'ideale sarebbe immergersi con subacquei già esperti del posto.

La valutazione delle condizioni ambientali deve essere obiettiva, potrebbero esservi difficoltà nell'entrata o nell'uscita dall'acqua.

Il piano di immersione deve essere stabilito a priori e deve essere rispettato. Non ha senso programmare tempi e profondità se poi l'esecuzione avviene in modo diverso: questo comportamento sfocerà presto o tardi in una serie di problemi.

 

Immersione in curva di sicurezza.

Le immersioni in curva di sicurezza sono quelle immersioni che non prevedono tappe di decompressione. Crediamo sia inutile affermare che l'immersione sportiva contempli esclusivamente tale metodica. Sappiamo però, che le immersioni con decompressione sono abitualmente praticate da molti subacquei. Il nostro punto di vista è che i subacquei che effettuano le immersioni con decompressione devono essere consapevoli che si tratta di immersioni "a rischio".

 

Immersione fuori curva di sicurezza.

L'immersione fuori dalla curva di sicurezza dovrebbe avere una pianificazione comprendente diversi elementi aggiuntivi nella propria organizzazione.

Oltre ad un elevato grado di abilità tecnica e ad un idoneo allenamento, il subacqueo dovrebbe disporre di una adeguata scorta di aria supplementare, una perfetta protezione termica, un'assistenza dalla superficie, un dispositivo per effettuare comodamente le tappe di decompressione (trapezio o cavi zavorrati) e delle valide motivazioni.

La bombola di aria supplementare è solitamente calata in acqua alla profondità della tappa più profonda (-3 metri, -6 metri, eccetera). Il sistema dovrebbe essere pressurizzato (apertura del rubinetto dell'aria) e richiuso, in modo che sia impossibile l'ingresso di acqua negli erogatori e un'erogazione continua.

La protezione termica del corpo con la muta di idoneo spessore è fondamentale in quanto per le note leggi fisiche, le basse temperature favoriscono l'assorbimento dei gas e ne rallentano il rilascio.

 

Immersione dalla barca.

L'immersione dalla barca è sicuramente il mezzo migliore per avere le migliori opportunità.

Con la barca si possono raggiungere i luoghi migliori, lontano da situazioni troppo affollate. In caso di mare mosso, con la barca possono essere raggiunti luoghi ridossati dove poter effettuare ugualmente l'escursione subacquea programmata.

La barca consente una maggiore assistenza rapida che non le immersioni da riva ed evita al sub faticose nuotate in superficie, senza pensare alla fastidiosa e a volte pericolosa risacca.

Fra tutti questi vantaggi vi possono però essere anche dei problemi, vediamo quali. Il primo problema è il mal di mare, chi ne soffre deve prendere alcune precauzioni come il non bere liquidi prima della navigazione, evitare di leggere e compiere operazioni con la testa reclinata verso il basso. Occorre posizionarsi verso il centro della barca perché vi è meno ondeggiamento, osservare l'orizzonte ed essere pronti ad entrare in acqua appena possibile. Vi sono anche alcuni medicinali appositi, ma è opportuno avere l'assenso del medico in quanto potrebbero portare al sub un senso di sonnolenza/torpore.

La barca ha solitamente uno spazio di azione ridotto per cui è facile entrare "in contatto" con altri compagni, per cui occorre una reciproca tolleranza. E’ buona norma farsi indicare dal comandante dove riporre l'attrezzatura e bloccare bene la bombola.

Il metodo di entrata in acqua varierà a seconda della tipologia dell'imbarcazione. Una barca con bordi poco alti dalla superficie può consentire l'entrata di schiena, se i bordi sono alti è consigliato il passo da gigante, se vi è la plancia è consigliata l'entrata controllata da seduti. è comunque sempre obbligatorio prima di entrare in acqua controllare che lo spazio sottostante sia libero. Una barca attrezzata per le immersioni deve disporre di ogni dotazione per la gestione di eventuali emergenze specifiche per la subacquea, come le unità per la somministrazione di ossigeno.

 

Immersione in altitudine.

Non sempre la possibilità di immergersi in mare è facilmente realizzabile per problemi solitamente legati alla distanza. Le immersioni in altitudine, in laghi, fiumi o bacini artificiali, rappresentano un'alterativa valida e hanno un loro fascino particolare.

Il concetto di immersione in altitudine legato a pura unità di misura (in altezza), varia dal tipo di tabella o computer usato. Il sub essendo in una situazione ipobarica rispetto alla pressione esistente al livello del mare, deve calcolare questa differenza. Ciò si ripercuote sui tempi di permanenza sul fondo e sulle eventuali tappe di decompressione nel caso in cui il subacqueo desideri utilizzare le tabelle d'immersione "marine". In tal caso è necessario individuare a quale profondità marina si collega la profondità reale.

L'operazione da compiere per conoscere la profondità "fittizia" è la seguente: profondità diviso la pressione barometrica = profondità fittizia.

Esempio: immersione in un bacino a 2.000 metri di altezza ad una profondità di 25 metri. Considerando una pressione barometrica di 0,80 bar eseguiamo: 25 diviso 0,80 = 31,25 (profondità fittizia alla quale deve pianificare l'immersione il sub che si immergerà realmente a 25 metri).

Oltre a questo, se il subacqueo giunge sul luogo di immersione provenendo con l'organismo saturo di azoto ad 1 bar (livello del mare), si troverà in una situazione di sovrasaturazione e affinché il proprio organismo si livelli (come pressione parziale dell'azoto disciolto nei tessuti) alla pressione parziale dell'azoto dell'ambiente circostante, occorrono circa 48 ore. Le immersioni in altitudine richiedono quindi un'accurata e competente pianificazione sui tempi e sulle profondità, un'adeguata protezione termica e la conoscenza del luogo.

 

Immersione notturna.

L'immersione notturna è una delle attività subacquee più interessanti e sottovalutate del mondo sommerso. Gli stessi luoghi visitati di giorno si trasformano di notte a causa delle numerose forme di vita che si espongono solamente durante il periodo notturno. La necessità di usare una torcia o illuminatore subacqueo consente al sub di ammirare in pieno i colori del mare.

In questo tipo di immersione occorre una maggiore applicazione del sistema di coppia. I subacquei non avranno una sola fonte luminosa, oltre alla propria torcia avranno una lampada stroboscopica applicata al braccio o al gav, oppure una luce chimica (tipo cyalume) fissata alla rubinetteria in modo da essere sempre individuabili anche nel caso di spegnimento accidentale della propria torcia. E’ buona norma accendere la torcia un momento prima dell'entrata in acqua e, in immersione, non puntare il fascio luminoso verso il viso del compagno che ne resterebbe abbagliato.

Per ottenere l'attenzione del compagno basterà muovere ampiamente la torcia in senso orizzontale puntando il cono di luce verso il basso. In caso di richiesta di assistenza il segnale luminoso è muovere ampiamente la torcia in senso verticale; il segno di "ok tutto va bene" si compie con la torcia facendo un ampio cerchio.

Forse non tutti sanno che la segnalazione del sub immerso è obbligatoria di giorno, ma anche di notte! In questo caso il sub deve operare entro 50 metri dalla verticale di un luce intermittente gialla visibile da almeno 300 metri.

Le immersioni notturne dalla barca sono sicuramente più agevoli che dalla riva, ma oltre a ciò sono anche più sicure nel caso di mare mosso o con forte risacca. Buona abitudine nell'immersione notturna dalla barca, è posizionare una luce stroboscopica sulla cima dell'ancora a circa 4-5 metri dal fondo per un eccellente ausilio di orientamento durante la discesa e soprattutto per una più rapida individuazione dell'ancora al ritorno dall'immersione.

Se l'immersione viene eseguita da riva occorre segnalare il luogo d'entrata in acqua con fonti luminose, in quanto nel caso di emersione e perdita dell'orientamento (gli stessi luoghi di notte hanno una visione diversa), esse saranno il nostro "faro".

 

Immersione in grotta.

L'immersione in grotta è tra le attività subacquee ricreative, la più problematica. Problemi legati alla impossibilità di risalire direttamente alla superficie, alla possibile tortuosità del percorso, al possibile sollevamento di sedimento con riduzione della visibilità e al possibile disorientamento, rappresentano ostacoli che per essere superati in sicurezza richiedono al sub uno specifico addestramento.

Vi sono inoltre grotte sommerse che hanno spazi aerei dove i subacquei possono togliersi l'erogatore e respirare. In alcune grotte però, togliersi l'erogatore e respirare può diventare un diversivo mortale per i gas presenti e vi sono stati diversi casi fatali. Per questo è necessaria anche una conoscenza completa delle caratteristiche della grotta da visionare. L'immersione in grotta è una valida alternativa per il subacqueo, ma deve essere accuratamente pianificata ed eseguita con persone esperte del luogo.

 

Immersione su relitto.

Visionare un relitto immerso rappresenta una delle attività più gradite ai sub ricreativi. Il relitto, qualunque esso sia, da un'automobile ad un transatlantico è un'oasi di vita. Oltre all'aspetto storico, culturale e scientifico vi è quindi anche quello di vita marina nella sua massima espressione. I relitti sono raggiungibili nella maggior parte dei casi con una barca, per cui è necessario conoscere le relative procedure di immersione.

I relitti possono essere catalogati tra antichi e moderni. Quelli antichi rientrano automaticamente sotto la tutela del patrimonio archeologico del luogo e quindi il subacqueo deve conoscere le leggi locali. In caso di ritrovamento casuale di un relitto antico, non si può rimuovere assolutamente niente anche se non vi è alcun pericolo (come invece vi sarebbe se si trattasse di un relitto bellico). Il sub dovrà limitarsi a pedagnare il luogo e avvertire le autorità competenti (Guardia di Finanza, Capitaneria di Porto o Guardia Costiera, Carabinieri, Polizia). Il prelievo non autorizzato di qualsiasi "souvenir" è perseguibile penalmente come danno al patrimonio dello Stato (legge n. 1089 del 1939) e se perpetuato in più di un subacqueo, anche come "associazione a delinquere".

Se il relitto è moderno non significa che possono essere staccate parti di esso. Potrebbe esserci in azione una vertenza giudiziaria e il relitto potrebbe essere sotto sequestro. Oltre a questo, la non conoscenza di ciò che si sta toccando potrebbe essere fonte di gravi sorprese.

Quando ci si immerge su di un relitto è basilare apprendere quante più informazioni possibili sulla storia del naufragio. Questo ci permetterà di "capire" e apprezzare maggiormente la nostra immersione. I relitti moderni possono avere strutture molto corrose dal mare e quindi facili al loro cedimento. Per questo motivo la penetrazione di un relitto può essere pericolosa. Le stesse lamiere ossidate possono essere fonte di tagli o danni all'attrezzatura e alla persona. I relitti solitamente hanno reti aggrovigliate su di esso che possono essere origine di problemi e occorre porvi attenzione. In tali circostanze la disponibilità del coltello da sub è indispensabile. A termine immersione è buona norma da parte del sub, previo accordo preliminare con il barcaiolo, rimuovere l'ancora se incastrata.

 

La fotosub.

Contrariamente a quanto si possa pensare la fotografia subacquea non è sinonimo di difficoltà o di investimenti economici onerosi. Il progresso tecnologico permette già da tempo la realizzazione di buone fotografie subacquee anche per coloro che non hanno mai impugnato una fotocamera. Ogni immersione offre occasioni per delle buone immagini e per la realizzazione di cari ricordi sempre più apprezzati con il passare del tempo. La possibilità di scafandrare la propria macchina fotografica è già un vantaggio per chi vuole iniziare a fare fotosub. L'alternativa è l'acquisto di una fotocamera costruita espressamente per l'immersione come la celebre Nikonos o la Motor Marine. Queste fotocamere possono essere usate in "automatico" per eseguire delle corrette esposizioni oppure in manuale potendo scegliere sia la velocità dell'otturatore che il diaframma. Senza l'uso del flash occorre che il subacqueo sfrutti la luce ambientale per poter impressionare sufficientemente la pellicola, ma soprattutto per evitare l'eccessivo assorbimento dei colori. In base a queste semplici regole il sub si immergerà quando il sole è il più possibile in verticale sulla superficie del mare e non scenderà a profondità superiori ai 5-10 metri.

La caratteristica fondamentale che differenzia le fotocamere subacquee da quelle che devono essere scafandrate è che le prime non hanno la visione reflex. Il subacqueo che possiede una macchina tipo Nikonos o Motor Marine, per effettuare la messa a fuoco deve "stimarla a occhio". E’ anche vero però che con l'applicazione di ottiche grandangolari questo problema è notevolmente ridotto. L'uso di un flash nella fotosub è un passo inevitabile quando l'operatore vuole opere con più versatilità e desidera ottenere anche i colori brillanti. Il modo più agevole per ottenere "il lampo giusto" è quello di usare una macchina e un flash che operino con il sistema TTL (Through the lenses, attraverso l'obiettivo). I flash manuali, di costo inferiore, in quanto non automatici richiedono più esperienza al fotografo subacqueo. Nell'uso di un flash, o lampeggiatore, è fondamentale che esso non sia posizionato in perpendicolare all'oggetto inquadrato, ma di lato. Questa procedura è necessaria affinché le particelle in sospensione non riflettano la luce del lampeggiatore facendo assumere quello che in gergo è chiamato effetto neve.

Esistono corsi di specializzazione in fotografia subacquea sia a livello base che avanzato. Certamente poter eseguire fotografie in immersione rappresenta un "archivio" di momenti speciali, se poi questi momenti si possono appendere con un ingrandimento a una parete di casa saremo ricompensati abbondantemente di qualche scatto non riuscito.

 

 

 

Procedure di prevenzione.

Il modo migliore per gestire le emergenze è quello di non farle mai accadere, ma gli imprevisti in quanto tali possono sempre verificarsi. Possiamo però ridurli come numero e potenziale applicando semplici procedure. La prima è sicuramente quella di immergersi entro i propri limiti. Non è umiliante nè mortificante comprendere come certe immersioni non siano alla nostra portata. Successivamente si dovrà accertare la presenza, entro un raggio geografico ridotto di un presidio medico, meglio se con camera iperbarica e stabilire come entrarvi eventualmente in contatto, chi dispone di un telefono cellulare è sicuramente avvantaggiato.

Il subacqueo deve quindi valutare attentamente tutte le componenti che ruotano intorno alla propria immersione lasciando il minor spazio possibile al fattore "imprevisti" che molte volte è sinonimo di distrazione, superficialità, eccessiva fiducia in se stessi e abilità tecnica non idonea per quel tipo di immersione.

 

Briefing.

Il briefing è quel colloquio che avviene tra i subacquei sul luogo dell'immersione e ha un grande valore di prevenzione. Il briefing viene solitamente condotto dall'istruttore o dalla guida subacquea; in mancanza di quest'ultimi sarà il subacqueo riconosciuto come il più esperto a condurlo.

Durante il "colloquio", saranno analizzate le condizioni ambientali, la tipologia dell'immersione, i punti di entrata e di uscita e loro eventuali tecniche, verranno assemblate le coppie, sarà fatto un breve ripasso dei segnali e delle procedure di emergenza. Nel briefing è compreso il controllo dell'attrezzatura e i sub dovranno stabilire e rispettare le profondità e i tempi pianificati.

 

Il controllo pre-immersione.

Il controllo pre-immersione è una delle forme di sicurezza più importanti e ripetutamente ignorata da molti sub. Il controllo pre-dive consiste nel controllo incrociato della attrezzatura subacquea all'interno di una coppia di sub. Il sub A controllerà al sub B che la rubinetteria della bombola sia completamente aperta, che gli erogatori funzionino, la quantità di aria segnalata dal manometro, il funzionamento dell'insufflatore-aria del gav, sia in carico che in scarico, le fruste del secondo erogatore e del manometro, la cintura dei pesi, e altre componenti come il posizionamento del cinghiolo della maschera, la maschera, le pinne, la bombola, lo schienalino del gav. Dopo di che, sempre il sub A, darà il segnale o.k. al sub B che ripeterà lo stesso controllo sull'attrezzatura del sub A.

 

L'entrata in acqua.

Le entrate in acqua si dividono in due tipologie: dalla riva e dalla barca. Le entrate dalla riva sono solitamente più agevoli per gli ampi spazi a disposizione, contrariamente a quelli ridotti delle barche. Dalla barca però siamo subito in acque profonde tali da entrarvi rapidamente senza dover trascinare l'attrezzatura su sabbia e ghiaia come talvolta avviene. L'entrata in acque poco profonde da riva dovrebbe avvenire con il subacqueo che indossa l'attrezzatura pesante e le pinne solo con l'acqua già a livello dei fianchi, per una maggiore facilità nella vestizione, e per una maggiore sicurezza (quante cadute per voler camminare all'asciutto con le pinne!) e per una maggiore cura della propria attrezzatura. Se vi è risacca, questa deve essere valutata scrupolosamente; se la profondità e lo stato del mare lo consentono, il sub può completare la sua vestizione oltre i frangenti, in caso contrario deve vestirsi completamente fuori dall'acqua, ma in questo caso dovrebbe essere valutato se le condizioni ambientali del momento sono tali da far rinunciare a quel luogo di immersione.

L'entrata in acqua dalla barca è condizionata da vari fattori: se l'accesso in acqua è dato da una plancia a pochi centimetri dalla superficie, oppure se il sub deve superare un dislivello di un metro o più. L'ingresso in acqua dalla plancia è sicuramente un metodo ottimale e comodo in quanto si può scendere in mare stando seduti, quindi, con maschera indossata e aeratore in bocca, con il gav leggermente gonfio si compie una leggera rotazione facendo leva con le mani sulla plancia stessa e ci si lascia scivolare dolcemente in acqua. Nel caso però di mare mosso questa procedura non è valida e si deve procedere con la tecnica comunemente chiamata "passo da gigante". Il sub con l'attrezzatura completamente indossata (è raccomandata l'assistenza di un compagno o di un marinaio), dopo avere eseguito il controllo pre-immersione si pone l'erogatore in bocca e con il gav gonfio al 50% salta con le gambe ben divaricate (conseguenza logica del passo in avanti) che richiude appena in acqua in una specie di pinneggiata verso la superficie, che ne impedisce, insieme alla spinta del gav, l'eccessivo affondamento. Un'altra tecnica di entrata in acqua dalla barca è quella della vestizione in mare. In questo caso è opportuno valutare che vi sia assenza di corrente, quindi il sub dopo aver calato in acqua il gruppo scuba (bombola e jacket con erogatore montato) assicurato ad una cima e con il gav gonfio, la rubinetteria chiusa ma con il sistema pressurizzato, scenderà in acqua a sua volta indossando l'a.r.a. in modo agevole e rapido senza pericolo di cadute. Ovviamente, prima di indossare le bombole si dovrà provvedere a riaprire la rubinetteria. In quest'ultimo tipo di entrata il controllo pre-immersione dovrà essere eseguito in superficie (a galla). La barca deve disporre a poppa di una sagola galleggiante agganciata, in fase finale, ad un pallone segna sub. è buona norma durante le immersioni dalla barca, posizionare la propria attrezzatura vicina a quella del compagno, in modo da operare senza disturbare le operazioni di eventuali ulteriori subacquei.

 

La discesa.

La discesa dovrebbe, quando possibile, essere effettuata lungo una cima solitamente rappresentata dalla catena dell'ancora. Occorre porre attenzione all'ondeggiamento della prua della barca che, in caso di mare non perfettamente calmo, può oscillare pericolosamente. In tale evenienza è opportuno immergersi di fianco all'imbarcazione e raggiungere in immersione la cima di orientamento. Scendere lungo una cima con i piedi verso il fondo favorisce la compensazione e previene il disorientamento, oltre a questo si ha sempre sotto controllo il proprio compagno.

La discesa "nel blu" è sicuramente più emozionante, ma può essere fonte di stress psicologico ed in caso di presenza di corrente può far "scarrocciare" i subacquei con conseguente perdita dell'orientamento, senza considerare gli eventuali problemi legati alla risalita.

La velocità di discesa non dovrebbe superare i 20-22 metri al minuto, in quanto alcune ricerche scientifiche hanno individuato nella rapida velocità di discesa una componente che può favorire l'innesco della narcosi da azoto.

 

Il comportamento sul fondo.

Il positivo comportamento sul fondo nasce da un effettivo sistema di coppia. è fondamentale controllarsi reciprocamente e stabilire un buon assetto con l'ausilio del gav. L'assetto neutro in immersione garantisce un minor consumo di aria, allontana l'iperventilazione incontrollata (affanno), diminuisce l'assorbimento di azoto, in quanto il subacqueo esegue poco lavoro muscolare, ed infine vi sono meno probabilità di sollevare sospensione così poco gradita ai sub che si immergono con macchina fotografica o telecamera. In profondità occorre eseguire una respirazione più "tecnica", eseguendo ampie inspirazioni/espirazioni in modo da evitare un ristagno del biossido di carbonio, fonte primaria dell'affanno. Anche il manometro de essere visionato più frequentemente che in basse profondità e ricordiamo come le ultime 50 atmosfere sono di riserva e non devono essere usate per prolungare la nostra immersione.

 

La risalita.

La risalita costituisce una fase particolare dell'immersione perché è il momento in cui inizia la decompressione. Il sub è letteralmente immerso in un mare di tabelle e di computer subacquei elaborati con differenti metodiche di risalita soprattutto per quanto riguarda la velocità ed eventuali tappe decompressive. Il parere di molti medici e ricercatori è quello che non ha grande importanza il tipo di tabella usata (US Navy, dsat, Bhulmann, dciem, ecc.), ma è invece fondamentale che il subacqueo rispetti fedelmente i dati della tabella adottata senza improvvisazioni di alcun tipo. Osservando sia le tabelle che i computer possiamo notare la tendenza a velocità di risalita che gravitano intorno ai 10 metri al minuto, anche se vi sono in commercio strumenti programmati con diverse velocità di risalita determinate dalla profondità del momento.

Il fatto che vi sia un "mare di tabelle e computer" diversi tra loro e che quindi non esista un perfetto calcolo matematico della decompressione deve far riflettere sui potenziali rischi dell'immersione sportiva e quindi devono essere applicate le procedure cautelative che tutti i sub conoscono.

La risalita lungo la cima dell'ancora è sicuramente la più agevole. I sub possono controllare facilmente la propria velocità di risalita, possono fermarsi e risolvere un inconveniente del momento (ad esempio il blocco inverso all'orecchio medio) senza perdere quota o essere trascinati via dalla corrente, oltre a questo si potranno effettuare comodamente le soste di decompressione o quella di sicurezza. A tutti questi vantaggi ne possiamo aggiungere un altro, poco citato ma non da sottovalutare, e cioè il vantaggio psicologico determinato dal sapere di essere sotto la barca, cioè "a casa".

 

L'uscita dall'acqua.

L'uscita dall'acqua non rappresenta alcun problema quando essa avviene a riva (risacca esclusa). Quando viene usata la barca occorre prestare attenzione ad alcune situazioni. Risalire a bordo della barca con le bombole ancora indossate può essere pericoloso se il sub scivola o cade, oltre a questo è uno sforzo fisico da non sottovalutare, che qualcuno potrebbe non sostenere.

La tecnica più sicura e agevole è rappresentata dalla rimozione in sequenza della cintura di zavorra, della unità a.r.a. e per ultime, le pinne. L'aiuto di un marinaio divemaster sulla barca è necessario. Immersioni ripetitive e immersioni multi-level.

Le immersioni ripetitive e multi livello sono una prassi ormai abituale di molti subacquei. Vogliamo solamente ricordare le raccomandazioni ribadite dall'UHMS (Undersea and Hyperbaric Medical Society) di come sia importante eseguire un consistente intervallo di superficie tra un'immersione e l'altra e come siano le immersioni lunghe (come le multi-level) a far disciogliere nell'organismo notevoli quantità di gas inerte (azoto). E’ fortemente consigliato quindi, dopo 2-3 giorni di immersioni ripetitive e multi-livello (come avviene durante le crociere subacquee), eseguire almeno un giorno di riposo.

 

Immersioni a tabella o con il computer subacqueo.

L'orientamento del subacqueo degli anni '90 indica come le immersioni vengano maggiormente eseguite utilizzando il computer subacqueo, e tutto lascia pensare ad un ulteriore incremento della diffusione dei calcolatori subacquei. L'immersione a tabella è sicuramente più penalizzante rispetto a quella con il computer subacqueo, ma l'uso della tabella obbliga il sub ad un maggior lavoro mentale aumentandone la concentrazione cosa che non sempre accade con il computer... "tanto fa tutto lui".

La massima espressione del computer subacqueo è nelle immersioni multi livello entro i limiti di non decompressione. Il computer subacqueo non dovrebbe essere usato come unico mezzo per pianificare immersioni con decompressione; come non dovrebbero essere eseguite immersioni tipo jo-jo, cioè il continuo salire e scendere a varie quote. Usare il computer subacqueo per eseguire immersioni multi-livello, ripetitive con decompressione è il metodo migliore per rischiare un incidente embolico e la colpa non sarà dello strumento! Consigliare la frequenza a un corso di specializzazione in computer subacquei può apparire banale, ma la sicurezza non è banalità.

 

De-briefing.

Il de-briefing è la discussione e l'analisi dell'immersione con il proprio o i propri compagni. E' importante per migliorare le proprie tecniche. Dopo l'immersione è buona norma non effettuare sforzi fisici che potrebbero favorire l'aggregazione delle microbolle sempre presenti dopo ogni immersione (silent bubbles o bolle asintomatiche), e assorbire liquidi per ripristinare i fluidi persi con l'immersione (in alcuni casi fino a 2 litri). Si deve inoltre prestare attenzione a eventuali variazioni di quota, come il prendere l'aereo o anche salire in montagna. La conseguente diminuzione di pressione potrebbe essere la causa per l'attivazione di una malattia da decompressione. Le ultime indicazioni scientifiche suggeriscono 24 ore dall'ultima immersione prima di prendere l'aereo. Nel caso si debba salire in montagna, occorre controllare sulle tabelle o sul computer che non vi siano segnalate inibizioni

 

La necessità di evolversi.

Non esiste un'attività' che ha raggiunto la perfezione e quindi non meritevole di miglioramento. La subacquea non fa eccezione. Se i subacquei osservassero il loro sport come era negli anni ‘70 e ‘80, rimarrebbero sorpresi dall'impressionante sviluppo. Coloro che si ritengono bravi e molto abili dovrebbero ricordare una frase pronunciata da Duilio Marcante, un capostipite della subacquea italiana, che alla domanda di quando un sub doveva ritenersi in gamba rispose: "un sub è in gamba quando sa di non esserlo."

 

I corsi di specializzazione.

I corsi di specializzazione rappresentano un valido strumento per apprendere nuove tecniche e nuove metodologie di immersione. Vi sono infatti corsi di specializzazione in immersione profonda, immersione su relitti, fotografia subacquea, computer subacquei, navigazione subacquea, video operatore subacqueo, immersione notturna, immersione sotto i ghiacci, archeologia subacquea ed altri ancora. Sono corsi di durata non eccessivamente lunga che colmano varie lacune del sommozzatore sportivo in modo divertente e tecnico.

 

Specie pericolose e/o da proteggere.

Una elementare conoscenza biologica del mare dovrebbe far parte di ogni subacqueo. Questo tipo di nozioni sono basilari per sapere cosa si sta osservando, per imparare a vederlo e per la propria sicurezza. Molti subacquei al termine delle proprie immersioni escono dall'acqua e, ancora con le bombole indossate, si lamentano dicendo: "che brutta immersione, non c'era nemmeno un pesce!" Probabilmente è vero che quel giorno non vi era pesce, ma è anche vero che lo stesso compagno di immersione può esclamare: "Che bella immersione! Ho visto pareti di parazoanti, paramuricee, c'erano delle flabelline favolose, ma avete visto quella ciprea? O quei cerianti? Come era strano quell'uovo di gattuccio sulla rete abbandonata. Hai visto che c'era l'animale dentro? Peccato non aver portato la macchina fotografica!". Questa situazione apparentemente contraddittoria è abbastanza frequente. Il motivo è uno solo: la non conoscenza della vita marina.

Tutti sappiamo riconoscere ed ammirare un capodoglio, ma non è un incontro abituale. Oltre a questo, potremmo valutare erroneamente il comportamento di taluni animali. Tipico esempio è la murena (Muraena helena). Con il suo aspetto serpentiforme ed il caratteristico modo di respirare a bocca aperta mostrando i propri denti, è subito classificata tra gli animali pericolosi e meritevoli di un arpione: niente di più' falso. Il pesce scorpione (Peterois volitans), gli acanturidi (pesci chirurgo) e il Balistoides conspicillum sono animali bellissimi, ma possono fare lesioni dolorosissime all'incauto subacqueo che magari... "volevo solo accarezzarli".

Le specie appena elencate sono di mari tropicali, ma anche nel Mediterraneo vi sono specie da controllare più attentamente di altre.

Possiamo citare lo scorfano rosso (Scorpaena scrofa), uno scorpenide apprezzato per le sue carni, ma dotato di spine sulla pinna dorsale capaci di provocare punture dolorose.

La tracina (Trachinus draco) vive sui fondali immersa nella sabbia dalla quale lascia emergere solo la testa tozza e i grandi occhi. Può raggiungere anche i 30 centimetri di lunghezza e può provocare ferite che causano dolori lancinanti con gli aculei posizionati sulla parte iniziale della pinna dorsale. Il suo periodo di riproduzione è la primavera/estate ed è una specie commestibile. Il primo soccorso consiste nella rapida immersione della zona colpita in acqua salata calda a 40-45 gradi per non meno di 60 minuti e successiva osservazione medica.

La torpedine (Torpedo torpedo) vive in tutto il Mediterraneo. Riconoscibile per la particolare forma discoidale con la pinna caudale allungata, la torpedine è capace di scaricare sul malcapitato, con il quale è giunta in contatto, energia elettrica fino a 100 volt.

Un'altra specie da evitare è rappresentata dall'Hermodice carunculata, meglio conosciuta come vermocane. Il vermocane è un verme che può raggiungere i 30 centimetri di lunghezza ed è uno dei tanti "spazzini" del mare, in quanto si nutre anche di animali morti. Di aspetto molto appariscente, se toccato, provoca con le setole poste ai lati del corpo bruciori ed irritazioni notevoli che gli hanno fatto meritare l'appellativo di "verme di fuoco". Il primo soccorso consiste nell'estrarre gli aculei rimasti nella cute e applicare della pomata antibiotica al cortisone. Un altro abitante dei nostri mari è la medusa luminosa (Pelagia noctiluca) dal potere altamente urticante donatogli dai lunghi filamenti dotati di cellule urticanti. Le dimensioni di questa medusa variano dai 4 ai 10 centimetri di diametro mentre i tentacoli possono raggiungere i 25 centimetri di lunghezza. Di colore rosa-vermiglio, prende il nome di medusa luminosa perché, se disturbata, emette una luce verdastra. Il primo soccorso consiste in continui lavaggi di acqua salata, senza sfregamenti e applicazione di aceto o ammoniaca, rimozione di eventuali residui di filamenti proteggendosi le mani, applicazione di una crema cortisonico-antistaminico-analgesica.

Un pesce pericoloso di cui poco si parla è lo Xiphias gladius più noto come pesce spada. Ricercato per la bontà delle carni, il pesce spada è un voracissimo predatore al continuo inseguimento di ricciole, palamite, tonni e di qualsiasi altro pelagico. Nel periodo d'oro delle tonnare era pressoché una costante catturare insieme ai tonni anche esemplari di pesci spada e squali.

La "ferrazza" o trigone ricorda, come forma, la torpedine, ma a differenza di questa, possiede sulla pinna caudale, sottile e allungata, un potente aculeo che l'animale, se aggredito o calpestato, cerca di conficcare nel corpo dell'aggressore. Se vi riesce, il rivestimento che avvolge l'aculeo si rompe ed il veleno si diffonde nei tessuti della vittima originando inizialmente dolore, quindi nausea ed anche probabili scompensi cardiaci. Il primo soccorso consiste in continui lavaggi di acqua salata riscaldata a 40-45 gradi ed osservazione medica.

Gli squali sono presenti nel mediterraneo in varie specie, la verdesca, il volpe, il bianco, lo smeriglio. Il Mar Mediterraneo è una specie di nursery per gli squali. Questo non significa che esistono più squali che castagnole, ma si deve pur prendere per ipotesi anche un incontro di tale tipo. Dare consigli su cosa fare quando si incontra uno squalo pericoloso può apparire un'occasione per fare dell'ironia, ma qualcosa da fare e qualcosa da non fare in tali circostanze vi è davvero, e quindi meritevole di essere descritto. Qualcosa da fare è di cercare di addossarsi, senza fare movimenti scomposti, alla più vicina parete. Da non fare è cercare di raggiungere precipitosamente la superficie. è anche opportuno cercare di non produrre rumori insoliti, e non portare prede agonizzanti in cintura, se si pratica la pesca subacquea. La sensazione di avere nelle vicinanze un pesce o "qualcosa" di ferito, per lo squalo, è una forma di incentivo all'attacco. Nella maggior parte dei casi, se incontrerete uno squalo, scoprirete che farà di tutto per allontanarsi da voi nel più breve tempo possibile. I casi di aggressione da parte di squali nel Mediterraneo sono stati pochissimi e diluiti nel corso di decine e decine di anni.

Nei mari tropicali, meta di ogni sub, vi sono alcune altre specie pericolose oltre a quelle citate ad inizio capitolo. Un pesce pericoloso è il pesce "pietra" (Synduceia verrucosa) chiamato così per la sua incredibile capacità di confondersi con il fondale roccioso. Appartenente alla famiglia degli scorpenidi, il pesce pietra possiede nella pinna dorsale degli aculei molto velenosi anche per l'uomo. Occorre quindi prestare attenzione dove posiamo le mani, e un bravo subacqueo dovrebbe mantenere un buon assetto senza appoggiarsi da nessuna parte. Nei mari tropicali vivono serpenti come la Laticudia colubrina, dotato di un morso velenosissimo. Fortunatamente per l'uomo, questo rettile ha la bocca piccola e i denti sono molto arretrati per cui può mordere solo parti molto sottili. Questo rettile può superare il metro in lunghezza ha una colorazione giallastra con tutto il corpo disseminato da anelli color blu scuro. Il concetto di specie da proteggere si estende sia alla fauna che alla flora. Il subacqueo che casualmente assiste ad una situazione critica per l'ambiente marino deve segnalare rapidamente quanto sta accadendo alle autorità più vicine. Nel caso di emergenza deve intervenire lui stesso.

Casi come animali imprigionati in reti abbandonate o specie protette come il delfino, la tartaruga, la foca monaca devono far attivare nel subacqueo il proprio senso di responsabilità e/o di rispetto per l'ecosistema. Il subacqueo deve rappresentare per i propri compagni un "modello di ruolo" al quale ispirarsi. Abbandonare le batterie scariche al termine di un'immersione, abbandonare le luci chimiche al termine di una notturna, abbandonare un cinghiolo spezzato, eccetera, sono, senza alcuna retorica, un vero e proprio crimine verso se stessi e gli altri. L'abitudine del "portar via qualcosa" fa parte di una mentalità involuta. Il rametto di corallo staccato dalla roccia è un vero e proprio reato. Alcuni sub staccano le gorgonie credendo che si possano conservare con il loro originale colore; dopo pochi giorni le gorgonie che prima crescevano rigogliose in mare troveranno alloggio nel cassetto dell'immondizia. La gnacchera (Pinna nobilis) è meno fortunata nonostante sia una specie protetta, vi è ancora chi la strappa dal fondo del mare per poi attaccarla ad una parete in casa.

Sappiamo bene che i danni causati dai sub sono ben poca cosa in confronto alla pesca a strascico, alla pesca industriale, all'inquinamento chimico, ma questo non significa autoconcedersi l'autorizzazione a comportarci con la stessa mentalità deleteria.

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