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di Tecnica & Medicina

 

 

63.  Elogio di un esploratore: Sheck Exley... mai sentito?

(da http://pataviumexplorers.blogspot.com)

 

Non so a quanti di voi sia noto il nome di Sheck Exley. Purtroppo probabilmente a pochissimi. Ma se vi interessa - o in futuro vi interesserà - la Technical Diving e vi addentrerete nelle più svariate letture al riguardo (sul Trimix, Heliox, Aria profonda, Nitrox, Ossigeno puro, tecniche di penetrazione e sopravvivenza in grotta, tecniche d'uso di equipaggiamento specifico, ecc.), troverete il nome  Exley ovunque.

Professore di matematica, ha unito le sue capacità di studio, impostazione ed elaborazione dei dati alle doti di un autentico esploratore subacqueo. Per molti anni ha quindi sfidato profondità mai conosciute prima (per i subacquei sportivi, non per i professionisti in campana od in habitats), avvalendosi della sua abilità nel mettere sotto forma di equazioni e tabelle sia le sensazioni e reazioni fisiologiche alle respirazioni dei gas ad altissime pressioni sia le saturazioni e desaturazioni a seconda delle miscele usate nelle varie fasi delle immersioni. Persona eccezionalmente modesta era il punto di riferimento di tutti i subacquei tecnici estremi per la sua grandissima prudenza e meticolosità nel preparare ogni immersione. Era l'idolo e l'esempio per ognuno, di qualsiasi associazione didattica, formazione subacquea o scuola di pensiero fosse: un uomo stimato da chiunque ed assolutamente "al di sopra delle parti". Subacqueo con praticamente la stessa capacità di reazione in acqua che fuori dall'acqua, aveva risolto una quantità incredibile di problemi a se stesso ed a numerosi compagni di immersione che gli devono la vita.

Sheck ha incominciato  la speleosub all'età di 16 anni ed al momento della sua scomparsa ne aveva 45. Con oltre 3.000 immersioni di esplorazione ha passato più tempo in penetrazioni e decompressioni che la vita media di alcuni pesci ed è divenuto, già molto prima della sua morte, una leggenda. Questa non è banale retorica, Sheck non era mai stato messo in discussione da nessuno, nemmeno dai più bellicosi od intriganti, quelli che per forza devono fare polemica su tutto e tutti. Ci lasciò il 6 aprile 1994 nell'immersione di cui parleremo. Ciò mi permette di fare una premessa al vero articolo che inizierà fra qualche riga: a livelli di esplorazione pura dei confini dell'uomo anche un'attitudine ed una preparazione assolutamente ideale come quella di Sheck Exley non riesce ad abbassare i rischi più di tanto ed essi rimangono sempre elevatissimi. La realtà è che le strade dei pionieri - così è giusto chiamare questi sub - sono disseminate di scheletri sconosciuti e di ciò ne tengano ben conto coloro i quali, leggendo di records in Trimix, in Heliox od in Aria, si sentono presi dallo spirito di emulazione. Queste sono iniziative maledettamente serie che richiedono anni di preparazione e non qualche domenica di "allenamento". Noi scriviamo e scriveremo di records ma cercheremo di far capire quale è la mentalità, il training e le attrezzature con cui affrontarli per dedurre che non ce li possiamo costruire in casa e che comunque anche con tutta la preparazione di questo mondo mettono l'individuo davvero a rischio della propria vita, ricordiamocelo bene e sempre.

 

6 aprile 1994: l’ultima immersione di Exley

Sarebbe interessante sapere cosa avrebbe da dire Reinhold Messner circa la morte di Sheck Exley. Exley, 45 anni, professore di matematica a Live Oak in Florida, morì il 6 Aprile 1994 nel tentativo di raggiungere i 300 metri di profondità in una grotta in Messico: Zacatón.

La tentazione di tracciare un paragone tra i due uomini è forte: Exley, l’esploratore di grotte sommerse da un lato, Messner lo scalatore di montagne dall’altro. Entrambi avevano una meritata reputazione di essere i migliori nei loro campi. Negli anni entrambi videro i loro contemporanei morire; presto, nelle loro carriere, entrambi guardarono i loro stessi fratelli morire davanti ai loro occhi. Messner in alto, fra le montagne ed Exley giù, nelle limpide acque di Wakulla Spring. Oggi Messner, anche se ancora vivo e arzillo, soffre gli effetti della privazione di ossigeno dovuta alla respirazione dell’aria rarefatta tipica delle alte quote; mentre dall’altro lato Exley è morto respirando la densissima aria delle grandi profondità.

Se aprite le enciclopedie sotto la voce delle più lunghe e profonde grotte in America inevitabilmente vi apparirà il nome di Exley. Anche se nessuno potrebbe azzardarsi a dire che l’immersione in grotta è priva di rischi, Exley dimostrò che poteva essere fatta in sicurezza se praticata con conoscenza, meticolosità e preparazione. Ha letteralmente scritto “il Libro” (in realtà ne scrisse molti) sulle pratiche per la sicurezza nella speleosubacquea. Fu il primo al mondo a registrare più di 1000 immersioni in grotta. In oltre 29 anni di speleosubacquea ne fece più di 4000.

Come Reinhold Messner, Sheck Exley sembrava avere un sesto senso, una misteriosa abilità di capire esattamente quando era il momento di spingersi oltre e quando quello di indietreggiare un po’. Come Messner c’erano volte in cui sembrava invulnerabile, troppo furbo per essere preso nelle trappole che avevano causato la morte di altri.

Sheck Exley si distinse in particolar modo per aver violato i limiti consolidati di distanza e profondità raggiungibili nelle grotte. A Cathedral Canyon Spring, in Florida (un luogo che aveva talmente tante potenzialità che Sheck acquistò il terreno e vi si trasferì) nel 1990 conseguì il record del mondo di penetrazione percorrendo una distanza di oltre due miglia (sottacqua!) nel corso di un’immersione in solitaria che durò undici ore e mezza.

Exley era altrettanto famoso per la sua esperienza nelle immersioni profonde, una sfida ancora più tecnica e affascinante. All’aumentare della profondità, i subacquei devono respirare aria a pressione altrettanto elevata. Sotto pressione l’azoto contenuto nella comune aria che respiriamo causa narcosi, una sorta di ubriachezza che aumenta con la profondità. Lo stesso ossigeno che in superficie ci permette di vivere diventa tossico a profondità superiori a circa 60 metri, anche se Exley, uno dei pochi ad essersi immerso ad oltre 120 metri respirando comune aria compressa e riuscendo tuttavia a sopravvivere, dimostrò che ciò era possibile anche ben al di sotto dei fatidici 60 metri.
La soluzione più pratica per chi ha la necessità di compiere immersioni a grandi profondità è quella di utilizzare miscele di gas come il Trimix, che contiene una percentuale più bassa di ossigeno e azoto sostituiti da una percentuale di elio.

Mentre i primi esperimenti nell’utilizzo di miscele di gas avevano avuto tragici esiti negli USA (l’amico di Exley Louis Holtzendorf morì proprio in una di queste immersioni), Exley provò, con le sue immersioni profonde nella sorgente conosciuta come “Nacimiento del Rio Mante”, in Messico, le potenzialità dell’uso di Trimix nelle immersioni in grotta. Queste miscele non solo permettevano al subacqueo di scendere a grandi profondità senza farlo soccombere sotto gli effetti della narcosi o della tossicità dell’ossigeno, ma riducevano anche i tempi delle decompressioni durante la risalita.

A partire dal 1979 Exley cercò in maniera metodica di aprirsi la strada verso sempre maggiori profondità nella grotta del Rio Mante. Nel marzo 1989, utilizzando Trimix, stabilì il record del mondo scendendo a 881 piedi (circa 268 metri), riemergendo dopo 14 ore di decompressione senza alcun inconveniente. Prima di lui solo i sub commerciali, gli Operatori Tecnici Subacquei, lavorando in campane che fornivano aria respirabile attraverso tubi ombelicali e costituivano la base d’appoggio per giorni o settimane di decompressione (un tipo di supporto impensabile nelle grotte) erano andati più profondi di lui.

In tempi recenti Exley e il suo team continuarono le loro esplorazioni di grotte profonde e risorgive. Nell’agosto del 1993 Exley raggiunse 863 piedi (circa 263 metri) a Bushmansgat, in Sudafrica. Dopo di quella il team si concentrò su una grotta conosciuta come “Pit 6350”, a nord di Tampico in Messico. A settembre del 1993 Jim Bowden si immerse a 774 piedi (circa 235 metri) nelle scure e fangose acque della risorgiva. Ann Kristovich, medico del team, scese a 541 piedi (circa. 164 metri) stabilendo un nuovo record femminile (il precedente era stato di Mary Ellen Eckoff, ex moglie di Exley, nel Rio Mante). Alla fine della spedizione di settembre, il team annunciò che nonostante più di 30 immersioni a grandi profondità, non avevano incontrato problemi legati alla pressione. Il programma per il futuro prevedeva immersioni oltre i 300 metri!

Il numero aveva un dolce suono alle orecchie: 300 metri sarebbero stati una pietra miliare, un balzo in avanti. Inoltre era realisticamente realizzabile: si trattava solo di 119 piedi (36 metri) più giù del record di Exley del 1989.

Il 6 aprile 1994 Jim Bowden e Sheck Exley entrarono nelle acque del Pit 6350 (Zacatón). Dopo mesi di calcoli meticolosi e ripetute pianificazioni era giunto il momento della discesa vera e propria. In 11 minuti Bowden stabilì il nuovo record di 925 piedi (284 metri), risalendo dopo circa 12 ore di decompressione. Nell’acqua fangosa Bowden vide Exley solo per un momento, quando lo superò continuando a scendere, sempre più giù. Ann Kristovich, in qualità di sub di supporto, monitorava dalla superficie, guardando le due scie di bolle, finchè non ne vide soltanto una. La ex moglie di Exley, Mary Ellen scese a 279 piedi (85 metri), dove uno sperone di roccia avrebbe potuto bloccare la risalita delle bolle, ma non vide nulla.

Cosa successe a Sheck? Una delle ipotesi avanzate nel corso degli anni è quella di violenti tremori dovuti all’elio contenuto nella miscela respiratoria, conosciuti come HPNS (sindrome nervosa da alta pressione). Irresistibilmente attratto dal magico “1000” (1000 piedi = 300 metri) Exley potrebbe aver continuato la discesa nonostante l’insorgere dei tremori. O forse non ci furono sintomi ad avvertirlo di un’imminente crisi convulsiva. D’altronde la fisiologia di una così rapida discesa a tali profondità è a tutt’oggi per lo più incompresa o sconosciuta. Possiamo solo speculare sul fatto che da qualche parte nell’oscurità (a che profondità non si saprà mai) Exley svenne e affogò.

Dopo l’incidente fu chiaro che il corpo di Exley non sarebbe mai stato recuperato (“l’unico uomo in grado di fare un tale recupero era proprio l’uomo che giaceva li sotto” disse Bowden). Tuttavia quando furono recuperate le cime di discesa, tre giorni dopo, il suo corpo fu trovato impigliato in una di queste. Chi lo conosceva bene è sicuro solo di una cosa: Exley non fu preso dal panico. Più di una volta in passato aveva messo a repentaglio la sua vita per salvarne un’altra, facendo prevalere i suoi nervi d’acciaio sulle più spaventose condizioni.

Quindi, come fai a piangere un uomo che è morto spingendo oltre i limiti di uno sport che la maggior parte delle persone considera a dir poco avventato? Cosa si può dire di una persona che conosceva l’immensità dei rischi e tuttavia li affrontò? “E’ morto facendo qualcosa che amava e che sapeva fare meglio di tutti” disse Bowden. Forse questo è tutto ciò che uno potrebbe o dovrebbe dire. Gli Sheck Exley e i Reinhold Messner di questo mondo soppesano i rischi, valutano le conseguenze e fanno le loro scelte di conseguenza, senza chiedere il nostro consenso o la nostra compassione.

Sheck morì nello stupido inseguimento di un record senza senso, o fu un pioniere che portò ad un livello superiore le nostre conoscenze circa le immersioni a grandi profondità? Mi piace pensare che Messner sarebbe incline a scegliere la seconda…

Un amico di Exley lo descrisse come un uomo che cercava sempre di sbirciare dietro ad ogni angolo. Si immerse a profondità sempre maggiori perché le grotte che esplorava lo richiedevano. Perché qualcosa, che la maggior parte di noi non capirà mai, lo richiamava irresistibilmente oltre…

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