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di Tecnica & Medicina

 

 

54. DOPPIO PRIMO STADIO… SI O NO PER LA MIA SICUREZZA?

di Marcello Polacchini

 

Molto spesso i subacquei discutono animatamente nei forum del web sulla utilità o meno del doppio primo stadio dell’erogatore e ci sono due linee di pensiero diverse, riconducibili in estrema sintesi alle seguenti:

a) vi è chi sostiene la configurazione "minimalista", che tende ad eliminare ogni particolare dell’attrezzatura ritenuto "superfluo" e ritiene che… "meno cose si hanno, meno possibili cause di rottura o di malfunzionamento si possono avere";

b) vi è chi, al contrario, sostiene la configurazione "ridondante", affermando che avere un secondo stadio di scorta da un maggiore margine di sicurezza in caso di blocco o di malfunzionamento del primo.

Si tratta di teorie che hanno ciascuna il proprio fondamento di validità, ma allora quale sposare?

Alcuni anni fa io ho acquistato due primi stadi identici (due Scubapro MK25AF a pistone) con attacco DIN, abbinati a due erogatori di buona qualità (uno Scubapro S600 e un X650). Sicuramente allora il motivo principale fu il fatto che mi ero iscritto a un corso speleosub a Palinuro, per frequentare il quale era richiesto tra l’altro anche un doppio primo stadio.

Però da  allora, ogni volta che programmo un’immersione oltre i 30 metri di profondità, lascio a casa il mio fidato octopus (un primo stadio Scubapro MK20 con attacco INT, con secondi stadi G250 ed R190... un ottimo attrezzo) e prendo il gruppo con il doppio attacco DIN. Facendo questo, mi sento decisamente più sicuro… e per me non è solo un fatto psicologico! Sarà che mi infilo spesso e volentieri in "buchi" e in relitti, dove facilmente si possono prendere dei colpi sulla rubinetteria, fatto sta che il doppio attacco DIN mi dà un senso di maggiore sicurezza. E poi io non mi limito semplicemente a "portare a spasso 1,5 kg di peso in più"… infatti ogni tanto, a fine immersione, magari durante la noiosa decompressione, faccio alcuni esercizi: chiudo la rubinetteria del primo stadio principale e cambio erogatore prendendo il secondario; premo il pulsante di spurgo ed effettuo una respirazione in continua; tolgo la maschera e la cambio con quella che a volte tengo in tasca… Insomma, cerco di tenermi in allenamento, ripassando tutto il campionario delle possibili e non infrequenti disgrazie che possono accadere sottacqua. Delle volte, chi è vicino a me e non sa che cosa io stia facendo, accorre in mio soccorso, con lo sguardo preoccupato, ma.... viene cortesemente invitato a farsi i cavoli suoi, salvo una volta usciti dall'acqua, spiegargli che cosa diavolo stessi facendo la sotto.

 

A mio parere certe abilità si possano acquisire e mantenere soltanto con un esercizio costante; altrimenti, nel momento del bisogno (che purtroppo arriva sempre senza preavviso), ci si trova impreparati e, o si perde del tempo prezioso, o non si è capaci di compiere certe manovre che possono essere fondamentali per la propria sicurezza. Insomma, io ritengo che in acqua sia indispensabile acquisire certi automatismi nei movimenti, nel senso che ad una certa evenienza deve corrispondere una certa reazione quasi "in automatico", in modo da essere in grado di compiere quella certa azione anche in una situazione critica o di pre-panico.

Pur conoscendo bene le regole del "sistema di coppia", io so benissimo che la mia innata curiosità per ciò che c'è in acqua e la voglia di godermi completamente l’immersione, mi portano spesso ad una distanza superiore ai 2 metri della frusta lunga del mio compagno… Se il mio buddy è mia moglie Angela, lei sa benissimo che sono un "solitario" e si regola di conseguenza, esercitando un controllo discreto su di me. Se, invece, il mio buddy è un compagno d’immersione occasionale... beh, diciamo che il sistema di coppia è molto "elastico". Perciò io mi attrezzo mentalmente per sapermela cavare da solo (ovviamente, nei limiti di ciò che è ragionevolmente possibile prevedere) e ritengo che la ridondanza dell’attrezzatura sia il primo passo da compiere per aumentare la propria sicurezza. Perciò: doppio erogatore con due primi stadi separati, una maschera di scorta, una doppia fonte di illuminazione, coltello e cesoie.

 

Sono e rimango un subacqueo "ricreativo" (anche se la maggioranza dei miei tuffi ormai si svolgono oltre i 40-45 metri e con decompressione), ma sono anche convinto che, se un erogatore va in blocco a "soli" 30 metri di profondità, non è poi così semplice improvvisare una risalita di emergenza in coppia con il proprio compagno. Provate a farlo con un compagno d’immersione occasionale… e poi mi saprete dire! In una simile circostanza, il buddy dovrebbe accorgersi immediatamente di quello che è successo e dovrebbe essere vicinissimo per poter infilare il suo erogatore in bocca al sub in difficoltà; dopodiché i due sub potrebbero cominciare a preparare assieme la risalita controllata in coppia. Troppe cose da fare bene in troppo poco tempo, a meno di non tenersi quasi per mano con il proprio compagno e di conoscersi perfettamente. Molto spesso però, quando ci si immerge con i diving le coppie sono (necessariamente) occasionali e il sub non può sapere a priori chi gli capiterà come compagno d’immersione.  Perciò, secondo me, affidare la propria incolumità solo ad un compagno che non si conosce è rischioso e non è sufficiente. E’ molto meglio, a mio avviso, la ridondanza, che può dare un minimo di sicurezza in più. Ovviamente però, bisogna essere capaci di chiudere da soli il rubinetto dell’erogatore che non funziona. Ma con un minimo di allenamento e con un po’ di contorsionismi lo si riesce a fare. Io provo a farlo anche a secco, prima di tuffarmi, più che altro per prendere le misure dietro alla mia testa. Ed ecco che uno dei motivi per cui mi incavolo come una belva, se qualcuno "cortesemente" mi apre i rubinetti della bombola in barca (spesso nei diving "efficienti" ci sono di questi personaggi molto servizievoli...), è che preferisco essere io l’ultimo a toccare la mia "fonte di vita subacquea" e voglio assicurarmi, ad esempio, che il rubinetto, oltre che aperto, sia anche facilmente "chiudibile" in caso di necessità. Spesso, sulle bombole prese a noleggio nei diving si trovano dei rubinetti che hanno l’alberino disassato (la clientela media dei diving ahimè, non ha molta cura dell’attrezzatura altrui…) e questo potrebbe comportare delle acrobazie esagerate se si dovesse chiudere il rubinetto in acqua operando con una mano dietro alla schiena. Se provando a secco a chiudere il rubinetto lo trovo particolarmente duro, se mi è possibile preferisco io cambiare subito la bombola (magari dicendo ai curiosi che… era un po’ giù di pressione), così evito possibili problemi in acqua.

Un altro aspetto importante da considerare è lo stress dovuto ad un malfunzionamento dell’erogatore, situazione che può anche sfociare in panico e avere conseguenze negative sui tempi di reazione del subacqueo. Qui il discorso si fa molto soggettivo. C’è anche chi potrebbe entrare in panico sentendo il suo erogatore andare in tilt o vedendo scoppiare un primo stadio, ma secondo me la situazione di panico non dipende certo da quanti primi stadi si hanno: dipende da noi stessi e dal nostro compagno. Anche se io avessi tre primi stadi potrei ugualmente farmi prendere dal panico. Però, psicologicamente, avere un doppio primo stadio mi può dare un senso di maggiore tranquillità durante l’immersione. Infatti, se mi succedesse qualcosa, magari non riuscirei a chiudere o a farmi chiudere subito il rubinetto della bombola, ma almeno potrei respirare normalmente dall’altro erogatore per tutto il tempo necessario a tranquillizzarmi e a gestire "con la testa" l’emergenza. Il fatto di respirare dall’altro erogatore se non altro mi darebbe il tempo di  "capire" che occorre chiudere il rubinetto o magari lo capirebbe il mio compagno e riuscirebbe a farlo in tempi sufficientemente brevi. Se poi mi trovassi… un po’ distante dal mio buddy, potrei pur sempre risalire lentamente in superficie, respirando normalmente dall’erogatore di riserva.

 

La configurazione "octopus" con primo stadio singolo (e magari con la staffa INT) sarà, forse, più comoda da montare sulla bombola, ma l’avere un unico primo stadio non porta certo a ridurre i rischi di malfunzionamento dell’attrezzatura e a limitarne le possibili conseguenze. Io in tanti anni  non ho mai visto due primi stadi che partono contemporaneamente! Invece, ho visto il primo e secondo stadio dello stesso erogatore avere contemporaneamente dei problemi. E' successo anche a mia figlia... durante un’immersione in grotta... ma in 30 secondi netti aveva il secondo erogatore di mamma e  di papà a portata di bocca. Altro che sistema di coppia!!

Detto questo, posso garantire che nonostante le rimostranze di alcuni diving che non hanno molte bombole a doppio attacco, io mi sono spesso rifiutato categoricamente di immergermi con l’octopus a profondità superiori ai 40 metri e, per farlo a 30 metri, ho un po’ storto la bocca… Sarò fissato?!

 

E adesso racconto un episodio capitatomi il 5 novembre 2006, mentre  mi trovavo a Giannutri, a fare immersioni con alcuni amici, senza appoggiarmi a un diving e senza una guida subacquea.

Facciamo un bellissimo giro sulla parete di Punta San Francesco, appena all’interno del parco marino. Massima profondità -47 metri. Sto quasi terminando la mia deco di 8 minuti a 3 metri nel blu. Nella bombola ho "solo" 40 bar (che vergogna!!). Dato che l’acqua è limpidissima e consente una certa distanza tra i "compagni"… Angela, la mia buddy, si trova un poco più profonda e distante una quindicina di metri da me, anche a causa della corrente e del nostro sistema di coppia un po’…"elastico". La nostra barca si trova all’ancora ad una quarantina di metri. A un tratto, sento diventare molto più forte la perdita di aria che avevo sentito dietro la mia testa già da un paio di minuti. Mi inclino da un lato e vedo una bella colonna di bolle salire allegramente dal primo stadio del mio erogatore principale. Il manometro indica una pressione in deciso calo. Cerco di richiamare l’attenzione di Angela con la mia torcia, ma non mi vede. Allora picchio con la torcia sulla bombola, ma non mi sente. Perciò…. faccio da solo. Cambio erogatore e, con una certa fatica, chiudo il rubinetto del primo stadio che perde. Non so quanto tempo ci metto, ma comunque finisco la mia deco sentendo l’erogatore un po’ duro… Riemergo, faccio per gonfiare il gav e… niente. Aria finita! Gonfio a bocca il mio gav e aspetto che Angela metta la testa fuori. Tutto OK? Certo! Immersione bellissima!! Nessuno si è accorto di nulla... Ma se avessi avuto l’octopus che cosa avrei fatto? Avrei saltato alcuni minuti di decompressione e sarei risalito in superficie con un bel "salto di tappa" dopo un tuffo ad oltre 40 metri… e non credo che sarebbe stato proprio il massimo!

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