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di Tecnica & Medicina

 

 

162. Gestione del rischio in immersione

 

Dr. Giorgio Caramanna
GeoAqua Consulting Oceanografia e subacquea

Tratto da  Ocean4future http://www.ocean4future.org/archives/14553

 

 

La gestione del rischio per i subacquei

Ogni volta che ci immergiamo il nostro corpo e la nostra mente sono esposti a condizioni molto lontane da quelle alle quali siamo abituati. Come esseri umani ci siamo adattati, attraverso milioni di anni d’evoluzione, a vivere e operare sulla terraferma; per sopravvivere sott’acqua abbiamo bisogno di supporti artificiali (erogatori, bombole e mute) e specifica preparazione.

La tecnologia di oggi ci garantisce attrezzatura di alta qualità e istruttori professionisti ci garantiscono adeguata preparazione. Nonostante questo esisterà sempre un certo livello di rischio ogni volta che ci caliamo in quello che Jacques Cousteau definì “il mondo del silenzio”.

In generale è possibile sviluppare delle matrici di rischio nelle quali gli eventi avversi vengono classificati in funzione della probabilità di avvenire e del livello di danno che ne risulta.

 

La US Navy Risk Matrix

La US Navy ha sviluppato una di queste matrici considerando quattro livelli di probabilità e cinque livelli di gravità con un impatto sui subacquei che varia da molto limitato a fatale.

Delle sedici possibili combinazioni presenti nella matrice solo tre sono considerate trascurabili, evidenziando che la maggioranza degli errori in immersione possono causare seri danni.

Il concetto di “sicuro” non indica una totale assenza di rischio ma piuttosto che tale rischio è stato accuratamente valutato, tutte le strategie di mitigazione sono state intraprese e che alla fine siamo consapevoli di accettarne le possibili conseguenze. Affinché questo processo possa avvenire in maniera efficiente occorre essere coscienti dell’esistenza di un rischio, avere la capacità di comprenderne tutte le implicazioni ed infine non avere coercizioni nella sua accettazione.

 

Dall’analisi di oltre 1.000 incidenti subacquei la tipologia di errore più frequente (31%) è risultata quella legata ad un problema di conoscenza; in pratica il subacqueo ignorava che si stesse verificando un problema oppure, pur realizzando che qualche cosa non andava bene, non aveva la capacità tecnica di capire cosa e di come porvi rimedio.  Questo tipo di situazione si potrebbe risolvere con un addestramento più esteso in modo da aumentare la propria conoscenza dell’attività’ subacquea.

Nel 28% dei casi l’applicazione di una regola sbagliata è stata identificata come causa determinante dell’incidente.

All’origine di tale errore c’è spesso, molto probabilmente, una carenza di esperienza in quanto, quando sotto stress, un subacqueo ancora inesperto può confondersi ed eseguire una procedura scorretta. Per ovviare a questo problema sarebbe opportuno applicare quello che viene definito “over-learning” ossia imparare le procedure in modo talmente profondo da poter agire istintivamente in caso di necessità.  

Non ultimi, vi sono gli errori pratici che raggiungono il 16% degli incidenti. In questo caso il subacqueo pur avendo capito cosa stava accadendo, ha cercato di applicare la corretta procedura appresa durante il corso ma non ne ha avuto la capacità materiale di eseguirla. La soluzione è mantenere vivo l’addestramento… e prendersi il tempo necessario per assimilare perfettamente le nuove procedure. Non si diventa subacquei esperti in una settimana!

Un altro aspetto interessante per la gestione del rischio in immersione è che la dinamica della maggioranza degli incidenti subacquei segue quello che è definito come il “principio di Pareto” (dal nome di Vilfredo Pareto, economista Italiano del diciannovesimo secolo). Questo principio afferma che la maggioranza degli eventi sono originati da un numero molto ristretto di cause. In pratica perciò controllando un numero limitato di parametri sarebbe possibile ridurre l’incidenza di molti problemi subacquei. Ad esempio un cattivo controllo dell’assetto e un’erronea gestione dei gas respiratori sono stati identificati come cause di incidenti al 60% ed al 40% rispettivamente. Concentrando l’addestramento subacqueo su questi due punti si consentirebbe una sostanziale riduzione del rischio.

Un incidente subacqueo inoltre è quasi sempre il risultato di una serie di piccole “devianze” dalla norma che originano una catena di eventi che degenerano in una situazione incontrollabile. Essere in grado di identificare sul nascere tali eventi è la strategia vincente per evitare incidenti. Ad esempio una cintura di zavorra mal chiusa di per se non è un grande problema, ma trascurarla potrebbe portare alla sua caduta e conseguente perdita di controllo dell’assetto con conseguenze molto serie.

Uno dei metodi migliori per gestire il rischio è applicare delle check-list; infatti uno studio nel Regno Unito di 4.800 eventi ha dimostrato che se fossero stati eseguiti opportuni controlli pre-immersione si sarebbero evitati il 29% degli incidenti.

In conclusione, inserire un minimo di analisi del rischio nella preparazione dell’immersione è una valida strategia per aumentare la sicurezza e per essere subacquei più consapevoli.

 

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