LE MIE 15 PIÙ BELLE IMMERSIONI

NEL MEDITERRANEO

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Ogni tanto qualcuno mi chiede quale sia stata la mia immersione più bella. Non è assolutamente facile rispondere a questa domanda così semplice, perché ogni immersione, anche la più facile, lascia sempre un segno indelebile nella propria mente e regala emozioni che a volte sono indimenticabili.

Durante l'immersione io mi compenetro completamente nel mondo acquatico che mi circonda e nuoto senza peso, quasi al di là del tempo e dello spazio. Mentre sono sott'acqua nutro la segreta speranza di fare un incontro inaspettato che renderà quel tuffo un momento indimenticabile. A volte capita... e di solito conservo queste emozioni nel fondo della memoria sotto forma di ricordi ma, certe volte, questi momenti magici sono catturati anche sotto forma d’immagine e di racconti, per rimanere per sempre.

Le infinite forme di vita che il mare racchiude dentro di sé non finiscono mai di stupirmi e il mio entusiasmo quando metto la testa sott’acqua è ancora pari a quello che provavo da piccolo quando, con una semplice maschera e un paio di pinne, mi dedicavo all’esplorazione in apnea del mondo sottomarino che si trova nei primi metri di profondità. Allora i “fondali misteriosi” che esploravo erano quelli del tratto di scogliera che va da Lerici a Fiascherino: una parte della bellissima Liguria che ho imparato ad amare, dove trascorrevo la maggior parte delle mie vacanze estive.

Sono passati molti anni da allora e verso la metà degli anni '90 ho appreso la tecnica necessaria per l’immersione con le bombole cariche di aria. Questo mi ha permesso di allargare l’orizzonte dei miei fondali e di provare nuove emozioni mentre nuotavo alla scoperta dei meravigliosi segreti che il mare nasconde. Fortunatamente il mio stupore e la mia meraviglia sono rimasti gli stessi di quand’ero bambino e ancora oggi continuo ad emozionarmi quando m’immergo alla scoperta del magico mondo sottomarino che si nasconde a una profondità maggiore. Che si tratti di un bel ramo di corallo rosso attaccato a una parete, di gamberetti che brillano nel fondo di una grotta oscura, di un grosso grongo che fa capolino all'interno di un relitto, di un microscopico e sconosciuto nudibranco dai colori sgargianti, o di un delfino che salta giocoso... i ricordi e le immagini del mondo subacqueo fanno riaffiorare molte emozioni fino in superficie. Raccontarle e riviverle mi dà nuove emozioni... perché in fondo - come disse tanti anni fa il mio primo istruttore subacqueo - "il ricordo è il più bel gioco della fantasia".

Durante questi anni si può dire che mi sono immerso OVUNQUE C'E' ACQUA e il ricordo delle centinaia di tuffi che ho fatto è sempre vivo più che mai in me, ma ... quali sono i tuffi da ricordare?

Con grande difficoltà e limitandomi ai mari che circondano l’Italia, ho cercato di selezionare nei miei log book le immersioni che probabilmente mi hanno dato le maggiori emozioni. Di solito, quando si fa una classifica si fa una "Top Ten", ma per me ricordare solo 10 immersioni non era sufficiente; perciò ho descritto in ordine cronologico le immersioni fatte in 15 località (alcune ripetute anche più volte) che nascondono nei loro fondali ambienti straordinari e costituiscono ricordi indimenticabili per me.

Purtroppo, trattandosi di immersioni nel Mediterraneo, sono tutte a profondità superiori ai 50 metri e quindi con tempi di fondo limitati, perché il nostro mare, così povero in superficie, riserva i suoi segreti più belli solo a coloro che riescono a scendere a certe profondità. Si tratta di visioni di sogno, che non molti possono ammirare, ma che rimangono scolpite in maniera indelebile nella mente.

 

Ed eccole qui le mie 15 immersioni più belle nel Mediterraneo…

1) ISCHIA - Parete Sud di Punta Sant’Angelo

(3 giugno 2002 - prof. 52.3 m. - run time 44 min. - temp. 14.1 °C)

 

Il promontorio di Punta Sant’Angelo, che si sporge verso il mare aperto nella parte meridionale dell’isola d’Ischia, è come un grosso panettone di roccia collegato all’isola solo da una sottile lingua di sabbia. L’immersione più bella è senz’altro quella sulla punta estrema di Sant’Angelo, dove ci si trova di fronte ad un’impressionante caduta di rocce verticali coperte da una fittissima foresta di gorgonie di ogni colore. La bellezza di questa parete che precipita sino ad oltre 100 metri è indescrivibile e già a partire dai 50 metri le rocce sono ricoperte di piccoli rametti di corallo rosso che rendono molto affascinante questa immersione.

Superata con la barca la scogliera frangiflutti che delimita il piccolo porticciolo turistico, mi sono diretto verso la punta meridionale del promontorio di Sant’Angelo e arrivato sul punto d’immersione sono sceso rapidamente dalla barca che è rimasta in movimento non potendo assolutamente calare l’ancora data la profondità.

Dopo avere superato una serie di grandi massi che si trovano intorno ai 30 metri di profondità, mi sono ritrovato a nuotare in mezzo a una quantità enorme di spettacolari rami di gorgonie gialle di dimensioni che non ho mai visto da nessun’altra parte del Mediterraneo. Ho visto anche degli enormi rami di gorgonie rosse che si mescolavano con quelle gialle, formando una vera e propria foresta dal cromatismo eccezionale. Qui è là si stagliavano contro il blu cobalto dell’acqua i delicati steli di grandissimi spirografi, con le loro corolle completamente espanse per catturare il nutrimento portato dalla corrente; mentre dai rami delle gorgonie pendevano moltissime uova di gattuccio… insomma una tavolozza di colori bellissimi.

Arrivato intorno ai cinquanta metri di profondità la parete rocciosa si è fatta più povera di colori e di vita e l’unica cosa interessante sono le spaccature della roccia che precipita verso profondità abissali, all’interno delle quali c’erano molti rametti di corallo color rosso vivo, con i loro piccoli polipi bianchi espansi per catturare il nutrimento. Purtroppo a quella profondità il tempo di fondo è passato in fretta e non mi è rimasto altro che risalire per fare la sosta di decompressione.

 

2) ISOLE TREMITI - Archi di Punta Secca di Capraia

(7 settembre 2002 prof. 54.3 m. - run time 52 min. - temp. 17.3 °C)

 

All’estremità nord-est di Capraia, l’isola più selvaggia dell’arcipelago delle Tremiti, si trova Punta Secca, uno sperone roccioso che prosegue anche sott’acqua formando una dorsale che si spinge verso il largo, con una sommità pianeggiante e le pareti a picco che sprofondano oltre i 50 metri di profondità. Il salto verticale è letteralmente coperto d’immensi rami di gorgonie rosse e gialle, punteggiati di uova di gattuccio, che formano uno scenario dal cromatismo eccezionale.

Scendendo verso la base della parete si apre all’improvviso un maestoso arco sommerso con la volta totalmente ricoperta da Astroides e margherite di mare e variopinte spugne incrostanti. Attraversando questo arco si sbuca sulla parete opposta, bella e ricca di colori quanto la prima e, dopo qualche decina di metri, s'incontra un secondo arco sommerso, molto più piccolo del primo, che sorge dal fondale sabbioso di 55 metri.

Durante il mio tuffo sono passato attraverso questi due stupendi archi naturali e poi sono ritornato dal lato della prima parete, iniziando la lenta risalita necessaria a smaltire l’azoto accumulato durante la permanenza sul fondo. In risalita ho visto parecchio pesce di passo: dentici, ricciole e un branco di palamiti sbucati all'improvviso dal blu. Lo spettacolo cruento e inaspettato di questi grossi pesci pelagici a caccia in mezzo agli immensi branchi di castagnole e di pesce azzurro che fuggiva impazzito in tutte le direzioni inseguito dai palamiti è stato davvero emozionante e indimenticabile. La visibilità durante tutta l'immersione era buona, ma ho incontrato una corrente davvero molto forte, giacché l’immersione si svolge completamente in mare aperto e devo ammettere che la risalita completamente nel blu è stata piuttosto impegnativa…

3) PALINURO -  CAPO SPARTIVENTO

(Parete Nord: 22 giugno 2003 - prof. 42.6 m. - run time 43 min. - temp. 13.2 °C )

(Parete Sud e Grottone: 10 settembre 2008 - prof. 45.5 m. - run time 46 min. - temp. 17.2 °C)

 

Tuffarsi la prima volta a Punta Spartivento lascia senza fiato, perché dai 30 metri in giù la parete è un’esplosione di corallo rosso, che man mano che si scende diventa sempre più fitto e attorno ai 40 metri di profondità diventa il colore predominante sulla parete. Solamente se la corrente si fa più forte, la parete cambia colore e si tinge del bianco dei ciuffi dei piccoli polipi del corallo completamente espansi alla ricerca del cibo.

Mi sono immerso in questo punto (sicuramente uno dei più belli dei nostri mari) diverse volte, ma ogni volta ho provato un’emozione nuova e diversa. La zona è dominata da forti correnti, perché lo sperone di roccia che sale dai 50 metri del fondo ed emerge per oltre duecento metri di altezza formando il promontorio di Palinuro divide i venti provenienti da sud-est da quelli di nord-ovest e crea un forte ricambio d’acqua, mantenendola perfettamente trasparente e permettendo così di scorgere del grosso pesce di passo che nuota nel blu.

Sotto la Punta si devono fare due immersioni, perché l’area di Capo Spartivento è molto vasta e una sola immersione di un’ora non permette di godersi completamente le meraviglie di questo posto.

L’immersione sulla Parete Sud della Punta comincia da un pianoro che si trova a circa 20 metri di profondità sul quale si plana dopo essersi tuffati dalla barca, che deve restare sempre in movimento data la grande profondità e la posizione molto esposta con un gran traffico di natanti. Arrivati sul pianoro che è la prosecuzione subacquea della Punta, si scende fino alla base di un grosso monolito di roccia che si trova al centro della caletta di Spartivento e sorge da un fondale di una cinquantina di metri. Mantenendo la parete sulla destra si possono ammirare le innumerevoli nicchie della roccia piene di corallo, mentre le pareti sono interamente ricoperte di organismi sessili: spugne gialle delle caverne, serpule rosse, ricci matita, ricci corona dai colori violacei, e molti nudibranchi di diversi colori. Qui e là spuntano le antenne di qualche aragosta, mentre dalle tane escono numerosi polpi e alcune grosse murene. La murena più grossa che io abbia mai incontrato nel Mediterraneo, lunga almeno un metro e mezzo, l'ho vista nel 2001 proprio qui sotto Capo Spartivento ed era impressionante perché era completamente fuori dalla tana, ferma e tranquilla nel buio dei 40 metri.

 

 

Lo scenario che si para davanti agli occhi del subacqueo è davvero mozzafiato: un’esplosione di vita e di colori, con attorno un brulichio di castagnole con i loro avannotti color blu fluorescente, mentre centinaia di salpe curiose brucano la roccia in cerca di cibo. L’immersione sulla Parete Nord è ancora più scenografica perché nuotando verso ovest e tenendo la parete sulla sinistra si può scendere fino a un tunnel passante che si trova a 39 metri di profondità ed è lungo una decina di metri. La volta del tunnel è interamente ricoperta di organismi di tutti i colori, con la predominanza dell’arancione vivo delle margherite di mare, mentre una volta usciti dal tunnel, girando verso destra si può ammirare la parete resa completamente rossa dal corallo, che diventa sempre più fitto man mano che si scende fino ai 45 metri di profondità, dove lo spettacolo lascia senza fiato. Lo scenario che si ha davanti agli occhi è fantastico: il corallo si staglia controluce sul blu dello sfondo, dove spesso passano enormi dentici e qualche grossa ricciola. In risalita si può anche visitare un bel grottone sommerso dal fondo roccioso, che si trova nella cala proprio sotto alla Punta, all’interno del quale si può tranquillamente fare la decompressione riparati dalla corrente, mentre si ammirano le pareti piene di vita e, se si è fortunati, ammirando qualche cernia bruna che abita nella grotta.

4) PROCIDA - PUNTA PIZZACO

(1 giugno 2003 - prof. 61.4 m. - run time 42 min. - temp. 13.2 °C)

 

Il promontorio di Punta Pizzaco si trova sul versante est dell’isola di Procida, a nord del Golfo di Napoli. Mi sono immerso partendo da una baietta con il fondale sabbioso di appena 8 metri, dove abbiamo potuto agevolmente ancorare il gommone. Sceso sull’ancora, inizio a nuotare con la parete alla mia destra, scendendo fino a 18 metri, poi la parete rocciosa fa un salto brusco e precipita fino a 56 metri, dove il fondale torna ad essere sabbioso e comincia a degradare lentamente verso il largo, raggiungendo profondità ben superiori ai 100 metri.

La parte a strapiombo, subito dopo il salto di roccia, è ricca di grandi rami di gorgonie rosse e gialle con i rami pieni di uova di gattuccio. Branchi di castagnole, di saraghi e di salpe mi circondano e, ogni tanto, cambiano repentinamente direzione, provocando dei lampi d’argento, mentre qui e là negli anfratti della roccia scorgo dei polpi e le antenne di alcune piccole aragoste.

Arrivati sul fondo, tra la fine della parete di roccia e la sabbia, ci sono numerose tane dalle quali sgusciano fuori grosse corvine, infastidite dal fascio potente delle torce. Tutta la parete è densamente popolata da un’infinità di organismi: alcionari, Parazoanthus, spugne di vari colori, eunicelle, gorgonie, serpule rosse, mentre qui è la spiccano piccoli e delicati nudibranchi dai colori sgargianti. Appena dirigo la luce della mia torcia sulla parete è tutta un’esplosione di magnifici colori. Poi, dai 40 metri in giù, compaiono i primi rametti di corallo rosso, che man mano che si scende diventano sempre più fitti e offrono un bellissimo colpo d’occhio con i loro polipi bianchi candidi estesi che dondolano nella corrente.

Risalendo, con la parete sulla mia sinistra, vedo qualche cernia bruna nascosta nelle spaccature della roccia, mentre grossi saraghi fasciati mi guardano incuriositi. Ritorno sui miei passi nuotando in direzione del pianoro dove è ancorato il gommone e durante la mia tappa di decompressione sul fondale sabbioso trovo un grosso polpo finito in una nassa e lo libero.

5) PROCIDA - PUNTA SOLCHIARO

(2 giugno 2003 - prof. 63.8 m. - run time 44 min. - temp. 13.3 °C)

 

Punta Solchiaro si trova all’estremità sud-est dell’isola di Procida, dove il fondale roccioso digrada rapidamente fino a 40 metri, con una franata di grandi rocce, ricoperte di spugne e madrepore. Gettata l’ancora della barca su un fondale di 11 metri, scendo lentamente tra i grossi massi chiazzati di spugne di vari colori, nuotando in mezzo a branchi di salpe. Continuando a scendere oltre la franata arrivo a un vero e proprio scalino della roccia, sulla batimetrica dei 50 metri e mi affaccio da questa sorta di balcone. Sotto il salto della roccia si apre un precipizio di cui non si vede il fondo che arriva a oltre 100 metri di profondità.

Qui il blu cobalto dell’acqua diventa rapidamente nero profondo e mi fa venire un leggero senso di vertigine, ma la curiosità è tanta e decido comunque di scendere per una decina di metri oltre il precipizio. Subito sotto lo scalino, scopro il motivo per cui vale davvero la pena di fare questa immersione: rami di corallo rosso non molto grandi, ma bellissimi, si affacciano da tutte le nicchie della parete e fanno venire voglia di toccarli. Resto letteralmente senza fiato nell’ammirare questo spettacolo e prendo rapidamente 10 minuti di deco, ma ne vale assolutamente la pena! Sento piuttosto freddo con la mia muta di 5 mm. e non capisco se è la sensazione dovuta al baratro che si apre sotto di me, oppure se fa freddo davvero. Un’occhiata al computer mi conferma che fa freddo: ci sono 13 gradi, ma del resto sono arrivato a 64 metri! L’aria della mia bombola cala vistosamente ed è meglio che io risalga a quote più tranquille, mentre ho ancora negli occhi lo spettacolo di quel bellissimo corallo rosso vivo con tutti i polipi aperti. Risalgo molto lentamente verso la superficie e mi fermo a fare la mia sosta di decompressione seduto su un fondale ricoperto da un tappeto di morbide alghe, tenendo in braccio un masso di una decina di chili che mi aiuta a rimanere giù senza alcuna fatica e con il quale vengo immortalato in una simpatica fotografia.

6) GIANNUTRI - RELITTO M/T "NASIM II"

(7 agosto 2007 - prof. 54.7 m.- run time 68 min. - temp. 15°C)

 

Arriviamo con il gommone a Cala Maestra all’isola di Giannutri e ancoriamo su un fondale di 25 metri. Il relitto del "Nasim" purtroppo non è pedagnato e per trovarlo ci tocca fare l’immersione partendo dalle macchine sparse sul fondo e nuotando in direzione 315°. Scendo lungo la cima dell'ancora e arrivato a una ventina di metri di profondità mi stacco e incomincio a nuotare verso le macchine in direzione nord-ovest. Dopo poche pinneggiate, scorgo la prima macchina e poi la seconda che è appoggiata sulla cigliata a 28 metri. Dopo aver trovato questo riferimento, inizio a pinneggiare nel blu mantenendomi sulla batimetrica dei 30 metri. La visibilità è davvero ottima e questo mi rassicura: non potrò certo mancare il mio obiettivo!

Continuo a nuotare deciso nella direzione stabilita, con un occhio al computer e al manometro e uno alla bussola. L’immersione procede senza problemi. Ancora pochi metri ed ecco apparire l’imponente sagoma scura del "Nasim", coricato su un fianco come un gigante addormentato. Raggiungo la chiglia della nave, tutta ricoperta di alghe e d’incrostazioni. Sono a 43 metri: obiettivo raggiunto! Do il segnale ai miei compagni e cominciamo a scendere di qualche metro. Scavalchiamo la murata della nave a 48 metri, in prossimità della prua e noto chiaramente le lamiere contorte nel punto in cui la nave ha urtato violentemente sull’isola. Nell'occhio di cubia vedo una grande ancora appesa. Appena al di là della murata, l’ottima visibilità mi permette di vedere il castello di poppa coricato su un fianco. Ho visto diversi relitti di navi posati sul fondo in assetto di navigazione, ma vedere questa nave adagiata su un fianco è davvero strano ed emozionante.

Avanziamo fino a metà ponte, rimanendo sui 52 metri e rinunciando a osservare i tanti dettagli per riuscire a fare un giro completo sul relitto della nave. Diamo solo un’occhiata al castello di poppa. Illumino l'interno con la torcia, ma ormai non c'è più niente, salvo un lavandino e la tazza di un water. Dopo aver osservato il castello di poppa proseguo lungo il bordo della murata fino alla poppa arrivando a 54 metri di profondità. Passo sopra la grande pala del timone che è bloccata verso l'alto e vicino all'enorme elica di dritta. Ho già preso 2 minuti di deco a 6 m. e il computer mi indica un tempo totale di risalita già di 15 minuti: è il momento di staccare dal fondo.

Torniamo indietro nuotando sopra alla murata fino a una ventina di metri dalla prua e poi a malincuore ci stacchiamo dalla nave puntando per 135° in direzione della costa di Giannutri e cominciando lentamente a risalire. Atterriamo sulla cigliata intorno ai 32 metri di profondità e vedo alcuni grossi dentici che nuotano nel blu. Arrivato ai 21 metri cambio miscela e passo all’EAN50 per la decompressione. Ci portiamo a ridosso della parete, tanto per non trascorrere il tempo rimanente appesi sotto la barca e, terminata la mia decompressione, risalgo felice e affamato sulla barca, dove ci aspetta una magnifica pasta allo scoglio…

(10ottobre 2011 - prof. 52 m. - run time 64 min. - temp. 15.4°C)

Ritornare sul relitto del "Nasim" dopo tanti anni mi emoziona parecchio. Da quando ci sono stato l'ultima volta mi sono avvicinato alle immersioni tecniche e ho iniziato a utilizzare il Trimix. Sono sicuro che oggi sentirò la differenza.

Ormeggiamo il gommone dell'Argentario Divers al pedagno attaccato al cassero di poppa del relitto e ci prepariamo alla discesa. Indossiamo i bibo e caliamo in acqua le nostre stage decompressive. Saltiamo in acqua e ci raduniamo attorno al pedagno che arriva sul relitto. Io ho un 12+12 caricato a 240 bar di Trimix 20/36 come back gas e una 7 litri caricata a 200 bar di EAN50 attaccata al fianco. Al segnale di Simone scendiamo osservando la cima che ci indica la direzione del relitto. L'acqua è cristallina e dopo qualche metro ecco la sagoma scura del relitto che appare sotto di noi. Stefano ha una perdita da un primo stadio. Io e Angela lo avvertiamo e lui risale assieme a Simone per avvitare meglio il primo stadio. Io Angela e Alessandra restiamo per qualche minuto a 10 metri di profondità, finché Simone e Stefano non ci raggiungono di nuovo, ed ecco che al terzo minuto finalmente inizia la nostra discesa.

In breve arriviamo sopra al cassero del "Nasim" ci diamo un ok e iniziamo il nostro giro attorno al cassero di poppa, curiosando con le nostre torce attraverso le varie aperture che si affacciano nel blu. Grossi scorfani rossi se ne stanno immobili quasi ipnotizzati dal fascio di luce delle nostre potenti torce. Nuoto lentamente, seguito da Angela che osserva incantata ogni minimo particolare della nave. Il Trimix mi permette di cogliere tanti piccoli particolari che non avevo osservato prima. Arriviamo alle due grandi eliche, poi torniamo indietro verso prua nuotando sopra la coperta che si trova alla nostra sinistra coricata su un fianco. La limpidezza dell'acqua ci permette di vedere l relitto nella sua interezza, con la prua che scende fino a 60 metri.

Arrivati a mezza nave controlliamo gli strumenti, ci diamo un ok e decidiamo di risalire verso la costa anziché fare una noiosa deco nel blu. Nuotiamo per un tratto sopra il fondale di sabbia bianca dove qui e là si trovano i resti di alcune macchine trasportate dal traghetto. Ai 27 e ai 24 metri facciamo un minuto di deep stop, poi arriviamo alla quota dei 21 metri dove facciamo il gas switch, passando a respirare l'EAN50 che abbiamo nelle nostre decompressive. Rimaniamo sui 21 metri per 3 minuti, poi, superata la scarpata, nuotiamo verso la costa dell'isola di Giannutri e intanto iniziamo la nostra decompressione programmata: 1' a 18 m + 1' a 15 m + 1' a 12 m + 2' a 9 m + 3' a 6 m. Lanciamo i nostri palloni e facciamo gli ultimi 6 minuti di decompressione a 3 metri. Poi risaliamo molto soddisfatti sul gommone, che intanto ci ha raggiunti in una caletta riparata dalle onde. Un tuffo davvero perfetto!!

7) GIGLIO - PUNTA DEL FENAIO

(28 agosto 2007 - prof. 56,7 m. - run time 52 min. - temp. 15°C)

 

Proprio sotto il faro che sorge sulla Punta del Fenaio, sull’estremità più settentrionale dell’isola del Giglio, c’è una spettacolare parete che precipita sino a oltre 70 metri di profondità, ricoperta dal giallo delle colonie di madrepore Leptosamnia e dal rosso delle gorgonie. L’acqua è limpidissima e sotto i 40 metri si trovano rare spugne a candelabro gialle e arancioni e diverse stelle gorgone.

Il Fenaio è un punto d'immersione fantastico, perché ad ogni metro c’è qualcosa di interessante da vedere. L’immersione più spettacolare è quella sul versante nord della Punta, nella piccola cala che si trova proprio sotto il faro.

Dopo essere entrati in acqua, si nuota in direzione ovest verso il Golfo del Campese fino a superare la punta. Qui si trova una parete molto ripida che scende in verticale fino a 50 metri di profondità per poi saltare verso quote davvero molto profonde. In profondità il colore predominante è il rosso: ci sono belle madrepore, grandi rami rossi di gorgonia e anche rametti di corallo, oltre a bellissimi ricci matita, axinelle, grandi varietà di spugne e tappeti di Parazoanthus. Risalendo sui 50 metri invece la parete cambia aspetto e le gorgonie rosse lasciano il posto a quelle gialle e alle margherite di mare, tra i cui rami trovano dimora gamberi e diversi tipi di crostacei, mentre sui 30 metri di profondità ci sono parecchie Pinnae nobilis.

8) VICO EQUENSE - BANCO DI SANTA CROCE

(2 giugno 2008 - prof. 48,5 m. - run time 44 min. - temp.13°C)

 

Più che una vera e propria secca, il Banco di Santa Croce è un insieme di sette grandi "panettoni" rocciosi con le pareti più o meno scoscese, a seconda dei versanti, che sprofondano sino ad oltre 60 metri di profondità.

Il Banco si trova a circa trecento metri dalla costa, di fronte al famoso stabilimento balneare "Bikini" di Vico Equense, proprio all’inizio della bellissima Penisola Sorrentina. Nonostante la scarsa visibilità dell’acqua nei primi metri, dovuta alla vicinanza con la foce del fiume Sarno, il Banco è senza dubbio una delle più belle secche del Mediterraneo, per la straordinaria ricchezza di forme di vita, sia libere sia sessili, che s’incontrano sott'acqua.

La Secca Principale del Banco emerge da un fondale di 45 metri e il suo cappello arriva a soli 10 metri di profondità. Scendendo dal cappello della secca, sin dai primi metri le pareti sono completamente ricoperte da Parazoanthus e gorgonie gialle; mentre proseguendo in direzione sud-ovest, già a soli 18 metri di profondità s’incontrano i primi rami di gorgonia rossa, che anticipano di poco gli enormi e fitti ventagli color porpora alti oltre un metro che proseguono fino ai 40 metri di profondità attorniati da spugne Axinella di color giallo arancio che si stagliano nel blu come delle sculture. Sui rami delle gorgonie sono attaccate numerose uova di gattuccio e delicati crinoidi, mentre nuvole di migliaia di Anthias rosa nuotano tutto intorno. Nuotando attorno al panettone roccioso si trova una grande spaccatura verticale che taglia in due la secca, formando un tunnel passante con il fondo a 37 metri che offre uno scenario da favola. La luce che filtra dall’alto mostra l’intreccio dei grossi rami di gorgonie rosse presenti sulle due pareti contrapposte del tunnel e crea uno spettacolo mozzafiato. In prossimità di questa spaccatura ci sono alcune grosse cernie brune stanziali. Risalendo dal fondo, lungo la parete si possono ammirare vaste zone colonizzate da coloratissimi Astroides e Parazoanthus e facilmente, nei periodi di passo, si vedono sfrecciare grosse ricciole.

Allontanandosi dalla Secca Principale e nuotando in direzione della costa si arriva alla Secca della Gerardia  che attorno ai 50 metri di profondità ospita un grossa colonia di Gerardia savaglia (il cosiddetto "falso corallo nero" del Mediterraneo). Proseguendo e andando oltre alla batimetrica dei 60 metri s’incontra la Secca del Corallo, dove si possono vedere dei piccoli rami di corallo rosso.

9) ISOLE EOLIE - LIPARI - PUNTA CASTAGNA

(13 agosto 2008 - prof. 52,4 m. - run time 46 min. - temp. 15°C)

 

Quella a Punta Castagna di Lipari è un’immersione che si svolge in uno scenario irreale, che suscita emozioni uniche. Si scende su un pianoro a una decina di metri e il fondale sabbioso poco inclinato è tutto imbiancato, completamente ricoperto dalla polvere bianca proveniente dalle cave di pomice presenti sulla costa. Oltrepassato questo tratto coperto di sedimento bianchissimo lo spettacolo è davvero impressionante: di qui partono verso il largo profondi canaloni, molto inclinati, che spaccano perpendicolarmente e profondamente una cigliata. Percorrendone uno si passa da uno scenario candido a una coloratissima parete verticale e ci si trova, in un’atmosfera ovattata, sospesi su di un baratro senza fine che si perde nel blu più intenso. La morfologia del fondale è molto varia: si nuota sul fondo di valli dalle pareti altissime, si sorvolano picchi acuminati, si costeggiano pareti a strapiombo.

Per quanto a fondo si decide di scendere si ha sempre il blu sotto e non si vede mai la fine di questa voragine. E’ impossibile non prendere deco durante questa immersione. Nella mia discesa mi fermo a 52 metri di profondità, ma volendo questo fondale non ha fine e la limpidezza straordinaria dell’acqua trae facilmente in inganno.

Durante il mio tuffo vedo delle bellissime spugne, grandi stelle pentagono arancioni, grossi ricci saetta con i caratteristici spini simili a delle matite, delicate Claveline, piccoli rami di gorgonie rosse, alcuni ricci diadema e grossi echinodermi di colore nero con spine lunghissime. Poi vedo anche dei piccoli coloratissimi nudibranchi di varie specie, alcuni grossi anemoni di mare e delle rare stelle gorgone, che aggrappate ai rami delle gorgonie rosse creano un contrasto cromatico molto bello. Il pesce scarseggia e ci sono solo sterminati banchi di castagnole rosa che sembrano nuvole, ma l’immersione è ugualmente molto bella e lo scenario dominato dal bianco della pomice e dal blu dell’acqua limpidissima ha un fascino tutto particolare.

10) ISOLE EOLIE - VULCANO - SCOGLIO DELLA SIRENETTA

(15 agosto 2008 - prof. 55,6 m. - run time 58 min. - temp. 16.3°C)

 

Ci sono delle immersioni che assumono un valore simbolico particolare e sono destinate a rimanere per sempre nella memoria di un sub. Quella che ho fatto il giorno di Ferragosto del 2008, nel corso della crociera alle Isole Eolie a bordo della baleniera "Thor", ha certamente un significato speciale per me: è stata la mia immersione n. 1.500!

Dopo aver fatto una bellissima notturna il 14 agosto a Vulcano, proprio sotto lo Scoglio della Sirenetta, la mattina seguente ritorno sul medesimo punto d’immersione assieme ad altri 8 sub e alle dieci e mezza mi tuffo in acqua dalla “Thor”. Scendo rapidamente sul pianoro antistante lo scoglio a una decina di metri di profondità e comincio a nuotare verso il ciglio della scarpata che sprofonda sino alla sabbia bianca. Poi, al segnale del resto del gruppo, mi tuffo oltre la scarpata e mi lascio cadere velocemente verso il fondo, frenando appena la discesa con il mio gav.

La parete è verticale ed è ricca di colori. Gorgonie gialle, margherite di mare, madrepore a cuscino, grappoli di delicate Claveline trasparenti e piccoli rami di gorgonie rosse, ricoprono la nera roccia vulcanica e si fanno sempre più fitte man mano che si scende verso il fondo. Nei tratti più riparati dalla luce, sulla volta di piccole nicchie della roccia, ci sono esili rametti di corallo rosso con i polipi bianchi aperti in cerca del cibo trasportato dalla lieve corrente. Qui e là vedo delle belle stelle pentagono adagiate sulle sporgenze della parete, mentre ogni tanto ci sono dei ricci matita, davvero molto particolari e più rari rispetto ai ricci diadema e ai ricci melone che abbondano ovunque.

Lascio il gruppo di sub che mi ha accompagnato in questo tuffo e decido di rimanere per un po’ da solo con me stesso. Ne sento il bisogno. Scendo fin dove la parete verticale di roccia termina nella sabbia chiara che degrada lentamente verso maggiori profondità. Sono al decimo minuto d’immersione. La profondità è di 47 metri, ma non avverto alcun sintomo di narcosi. Il pesce quaggiù è molto più abbondante. Oltre alla miriade di Anthias rosa e di castagnole nere che nuotano attorno a me in branco aprendosi al mio passaggio, vedo alcuni scorfani rossi, delle piccole aragoste che muovono le loro antenne infastidite dalla luce della mia torcia e anche una magnosella. Mi sento bene e sono molto tranquillo, perciò decido di scostarmi un po’ dalla parete e di scendere più giù seguendo la sabbia degradante verso il fondo. Man mano che scendo in profondità il paesaggio intorno a me diventa sempre più spoglio. La luce arriva ancora perfettamente, ma i colori oramai sono del tutto scomparsi. Tutto ha assunto una tonalità di grigio azzurro. Sono a 55 metri di profondità e comincio a caricarmi rapidamente di deco. Mi fermo solo per pochi attimi a pensare a quello che mi circonda, alla mia millecinquecentesima immersione... alla voglia di fare altre mille immersioni come questa. Socchiudo gli occhi e per un istante mi sento felice. Guardo gli strumenti: indicano -55.6 metri e già 5 minuti di decompressione. La scorta d’aria mi è più che sufficiente: col tempo ho imparato a regolare i miei consumi e, soprattutto, a terminare le mie immersioni in sicurezza. La temperatura dell’acqua non è particolarmente fredda: ci sono 16 °C. Il senso di benessere si trasforma nella consapevolezza che non posso rimanere molto più a lungo quaggiù. Oltretutto, essendo trascorse appena dodici ore dall’immersione notturna, la mia saturazione di azoto aumenta molto velocemente. Perciò stacco dal fondo e mi riporto sulla parete, incominciando una lenta risalita e iniziando a smaltire parte dei 10 minuti di decompressione accumulati sul fondo. Raggiungo il gruppo degli altri sub intorno ai 37 metri di profondità e continuo con loro la risalita verso la superficie. Attorno a me c’è una miriade di Anthias e di castagnole e alcuni branchi di grosse salpe mi volteggiano intorno. Nugoli di donzelle brucano cibo tra le alghe brune che ricoprono le rocce circostanti. Punto la mia torcia sulla parete e vedo brillare gli occhi rossi di decine di gamberetti Parapandalus. E’ uno spettacolo fantastico vedere questi piccoli esseri che si fanno sfiorare dalla mia mano per poi indietreggiare a scatti fino a un nascondiglio sicuro. Oramai sono al quarantesimo minuto d’immersione e mi ritrovo proprio sotto la cigliata. Scavalco lo scalino ed eccomi di nuovo sul fondale di sabbia vulcanica, scura e pesante. Risalgo ancora fino alla quota deco e mi soffermo a giocare alcuni minuti con piccole triglie e tracine che s’insabbiano completamente non appena le sfioro con le mie dita. Il tempo passa lentamente. Ripenso alle meraviglie che ho visto sulla parete la sotto di me. Cinquattottesimo minuto. Sono di nuovo fuori dall’acqua e inizio a nuotare in superficie verso la "Thor". La mia immersione numero 1.500 è terminata, ma sono certo che il ricordo delle acque cristalline di Vulcano resterà per sempre nella mia mente.

11) ARENZANO - RELITTO PETROLIERA "HAVEN"

(18 ottobre 2008 - prof. 55.6 m. - run time 78 min. - temp 17 .4°C)

 

La prima volta che ci s’immerge sul relitto della "Haven" è senza dubbio indimenticabile. Tante sono le emozioni che il relitto di questa immensa nave circondata da nuvole di pesci riesce a trasmettere a qualunque subacqueo. Ognuno proverà emozioni e sensazioni sue personali, ma il ricordo di questa immersione resterà per sempre scolpito nella propria memoria. L’emozione è fortissima e appena si esce fuori dell’acqua si desidera solo di tornare qui il più presto possibile.

Ogni immersione sulla "Haven" è unica e non si può mai dire di conoscere veramente tutta la nave fino in fondo, perché occorrerebbero decine di tuffi. Questa nave è veramente immensa e l’occhio si perde nel cercare di coglierne i tanti particolari. Ovunque si fissi lo sguardo c’è qualche angolo nuovo da scoprire, qualche particolare da osservare, qualche nuovo passaggio da provare, un mucchio di pesce da osservare... insomma questo relitto ha un fascino unico e incredibile!

Sono stato alcune volte sul relitto della "Grande Signora" addormentata, ogni volta con l'emozione e la trepidazione che si prova al primo appuntamento con una bella donna.

Dopo una breve navigazione, ormeggiamo il gommone alla boa collegata alla cima che scende sul relitto. Il mio gruppetto, guidato dall’istruttore Gianni è formato da me, da Angela e da Gian Luca. La visibilità è ottima, infatti, dopo essere scesi pochissimi metri sotto la superficie, si vede già distintamente il tetto del castello di poppa. Scendiamo velocemente lungo la cima della boa ancorata al corrimano della controplancia a 33 metri di profondità e la superiamo tuffandoci verso la base del castello. Dalla controplancia del castello al ponte è un attimo… un tuffo di oltre 20 metri in picchiata, che dà un’emozione veramente forte. Mi lascio cadere planando e volo letteralmente fino al ponte a 53 metri di profondità, da dove cominciamo il nostro giro tutto attorno al castello di poppa: un percorso di oltre duecento metri. Sotto una delle ali della plancia, piegata dal calore dell’incendio che ha divorato la nave, vedo una grande musdea ,poco più in là due grosse aragoste passeggiano indisturbate tra le lamiere contorte del relitto. Tutto intorno a noi il mare è pieno di branchi sterminati di pesce azzurro e di Anthias rosa.

Arrivati davanti al castello diamo soltanto un’occhiata al grande boccaporto che si affaccia nella sala delle pompe che servivano al carico e scarico delle cisterne e della cassa di zavorra della petroliera. Lo spettacolo quaggiù è impressionante e mi emoziona come la prima volta che l’ho visto. Adesso siamo a circa 55 metri di profondità e l’aria delle nostre bombole caricate a 250 bar cala vistosamente, mentre abbiamo già accumulato qualche minuto di decompressione che taglieremo utilizzando il Nitrox. Continuiamo a nuotare sopra il ponte di coperta dirigendoci verso la poppa della nave. Intorno a noi c’è tutto un groviglio di tubi che s’incrociano in ogni direzione. Completiamo il giro attorno al castello di poppa e passiamo ancora una volta sotto una delle grandi ali di plancia piegate dal calore dell’incendio che ha devastato la nave per tre giorni interi.

Prima di risalire in superficie nuotando lungo il castello di poppa, passiamo nello stretto corridoio dell’officina, ai lati del quale si trovano ben allineate le bombole di ossigeno per le saldature e vari attrezzi, tra cui una grande morsa ancora funzionante che attira sempre la curiosità di chi passa di lì. Do il mio solito giro alla leva della morsa... una specie di gesto scaramantico che fanno tutti i subacquei che arrivano fin quaggiù e che serve a far sì che prima o poi si ritorni ancora sulla "Haven".  Guardiamo verso l’alto le nuvole rosa di delicati Anthias che ci circondano, mentre su di noi incombe la sagoma scura dell’enorme fumaiolo che è alto più di trenta metri. Facciamo ancora mezzo giro attorno alla base del castello e poi ci portiamo sul davanti iniziando la nostra lenta risalita lungo i sette ponti che formano il castello di poppa della nave... praticamente un palazzo! Ormai siamo arrivati al ventesimo minuto di fondo. Il tempo pianificato è terminato ed è giunto purtroppo il momento di salutare la “Grande Signora” addormentata e di lasciarla al suo riposo. Ci aspetta una lunghissima decompressione.

A malincuore ritorniamo verso la superficie, facendo i vari deep stop previsti dal nostro piano d’immersione. Dopo un po’ arriviamo alla plancia di comando e affacciandomi da uno dei grandi finestroni do un’occhiata alla statuetta del Gesù Bambino di Praga posizionata sul supporto che una volta alloggiava la timoneria della nave. Poi salgo lungo la cima di risalita e a 22 metri comincio a respirare la miscela decompressiva e raggiungo la stazione deco a 9 metri. Faccio la mia sosta a 6 metri, poi a 3, mentre rivedo quasi come in un film lo spettacolo meraviglioso appena visto là sotto. L’acqua è talmente limpida che mi sembra quasi di poter toccare con una mano il grande gommone che dondola sopra alla nostra testa. Dopo 39 minuti di decompressione  riemergo felice in superficie... pensando già al prossimo appuntamento con la Grande Signora...

12) PALINURO - GROTTA "Cattedrale 2"

(1 settembre 2009 - prof. 33.4 - run time 46 min. - temp. 19.3 °C)

 

La grotta “Cattedrale 2”, è una delle più spettacolari tra le 35 grotte sommerse che si trovano sulla costa di Capo Palinuro. E’ una splendida cavità naturale, piena d’acqua in parte dolce, che ha un percorso vagamente a forma di ferro di cavallo lungo circa 300 metri. Il suo nome è dovuto a una suggestiva “navata centrale” molto concrezionata, che presenta una caratteristica finestra a bifora proprio sopra all’entrata dalla quale filtrano i raggi della luce solare creando giochi di luce spettacolari.

Entro dall’ingresso superiore della grotta intorno ai 18 metri di profondità con Angela e Mauro e, dopo aver percorso un breve tunnel ascendete, ci troviamo dopo una venticinquina di metri nella navata centrale della cattedrale.

Giunti nella sala, ci voltiamo verso l’entrata per ammirare gli squarci di luce che penetrano dal portale d’ingresso della grotta e dalla bifora sovrastante. E’ uno spettacolo mozzafiato… qui sembra davvero di essere all’interno di una cattedrale e c’è un’atmosfera quasi mistica. Il silenzio, l’ampiezza della cavità e la luce solare che penetra dalla finestra fanno pensare di essere in una grande chiesa e questa sensazione mi provoca davvero una grande emozione. Manca solo di sentire il suono dell’organo…!

Alla fine della navata entriamo in una camera piuttosto ampia di forma circolare, completamente buia e ci affacciamo su una piccola camera laterale, proseguendo in fila indiana. Risaliamo lentamente nuotando a spirale dentro il cuore della montagna per ammirare tutte le pareti intorno, che sono frastagliate e piene di nicchie e le lunghissime stalattiti e colonne che adornano la cavità della grotta e arriviamo fino ad appena 2 metri di profondità. Devo nuotare pinneggiando a rana con molta cautela, perché tutto ciò che mi circonda, comprese le sporgenze delle pareti, è ricoperto da uno strato di limo finissimo che al minimo movimento brusco andrebbe in sospensione rendendo impossibile la vista. Nel colmo della grotta si trova una sorgente d’acqua dolce, che riversandosi nell’acqua di mare provoca un effetto sfuocato delle immagini davvero molto particolare.

Dopo essere ritornati nella camera principale, l’attraversiamo e passiamo sopra ad un canyon attraversato da una sagola guida che taglia la sala in diagonale. Ci caliamo con estrema cautela nell’apertura che si trova sul fondo della grotta, a circa 13 metri di profondità e seguendo un’altra sagola che cade in verticale entriamo nel canyon che ha la forma di un tunnel. Scendiamo in questo tunnel per alcune decine di metri. Le pareti calcaree sono verticali e la fessura si fa sempre più stretta man mano che scendiamo verso il fondo. Raggiungiamo la profondità massima di 33 metri. L’emozione è molto forte. Io sono l’ultimo della fila e la sensazione di lasciarmi cadere lentamente nel vuoto, seguendo lo squarcio di luce che penetra dalla piccola fenditura dell’uscita che s’intravvede sul fondo è bellissima. Sembra davvero di volare e mi manca quasi il respiro. Spengo per un istante la mia torcia e lascio allontanare di un paio di metri Angela che mi precede per godermi da solo lo spettacolo della lama di luce azzurra che penetra dalla piccola apertura che si trova alla fine del lungo tunnel discendente.

Arrivato alla fine del tunnel do un’occhiata al bel ramo di corallo rosso che si trova sulla parete di sinistra in una piccola nicchia in prossimità dell’uscita e poi passo strisciando con qualche difficoltà attraverso la stretta fessura che si trova a circa 28 metri di profondità. Esco per ultimo dalla grotta e sbuco all’improvviso nel blu intenso del mare di Capo Palinuro, dove mi attendono Mauro e Angela attorniati da miriadi di Anthias rosa e di piccole castagnole nere che nuotano impazzite in tutte le direzioni. La parte speleo dell’immersione è terminata. Non ci resta che nuotare per un buon tratto lungo la parete in direzione della nostra barca che ci aspetta nella cala davanti all’ingresso principale della grotta, ammirando i tetti formati dalla roccia sovrastante interamente ricoperti di astroidi arancioni e margherite di mare gialle.

13) ARGENTARIO - SECCA DI MEZZO CANALE

(1 ottobre 2010- prof. 38.2 - run time 52 min. - temp. 16.2 °C)

 

La secca di Mezzo Canale si solleva dal fondo fangoso e uniforme al centro del canale tra il promontorio dell’Argentario e le isole del Giglio e di Giannutri, a circa 3 miglia al largo dell'Isola Rossa. Il canale ha una profondità di 90-100 metri e la secca risale fino ai 24 metri di profondità. In pratica, è una montagna caratterizzata da un’impressionante cordigliera di guglie e pinnacoli, alternati da alcune valli. Le pareti della secca sono ripide fino ai 50-60 metri, poi proseguono scendendo più dolcemente verso gli abissi, formando splendide franate di massi. La secca di Mezzo Canale, trovandosi in mare aperto, è esposta al movimento ondoso e ai venti e solitamente è spesso battuta da correnti impetuose (superano anche i 3-4 nodi di velocità), che la rendono inavvicinabile per la maggior parte dell'anno da parte dei subacquei, anche perché il mare, pur in assenza di vento, è spesso agitato dalle correnti sempre presenti nel canale tra il Giglio e l'Argentario.

 Queste caratteristiche hanno fatto della secca di Mezzo Canale un ecosistema quasi isolato e unico, ricchissimo di ogni forma di vita. Il pesce è abbondante e anche la flora è estremamente rigogliosa in questa secca dove, superata la batimetrica dei 35-40 metri, le grandi gorgonie e le bellissime spugne incrostanti prendono il sopravvento sulla nuda roccia della montagna che viene letteralmente sommersa in un’esplosione di mille colori.

Un'immersione davvero fantastica! Tanto per cominciare, appena arrivati sul punto d’immersione, in una bella giornata di sole di inizio autunno, veniamo stati accolti da un gruppo di piccoli tonni che saltano sul pelo dell’acqua e che, assieme a uno stormo di gabbiani, fanno strage di un banco di alici. Poi, una volta scesi sott’acqua , vediamo un mucchio di altri tonni che nuotano nel blu, appena poco sopra il cappello della secca. E poi scendendo appena sotto il cappello della secca troviamo alcune grandi cernie brune che si affacciano dalle numerose tane, alcune murene che nuotano tranquillamente tra le gorgonie, delle grosse belle aragoste, alcune musdee e molti dentici sparsi nel blu, oltre a una miriade di pesci più piccoli che ci avvolgono come se fossimo in una nuvola. E, dulcis in fundo, non manca l'incontro con un grosso pesce luna…

Insomma tutto quello che purtroppo ormai si vede raramente lungo le pareti del promontorio dell’Argentario è qui per noi sulla fantastica secca di Mezzo Canale, concentrato in pochi metri quadrati!!

Mezzo Canale è un’immersione davvero speciale: una delle secche coralligene più belle del Mediterraneo. E’ il regno dei celenterati, disposti a batimetrie differenti. L'Eunicella cavolinii e l'Eunicella singularis si possono vedere dal sommo della secca a circa 25 metri fino a 35 metri. Le bellissime Paramuricea clavata che abitano oltre i 30 metri, si dispongono in modo da offrire il ventaglio alla corrente e tramite i tentacoli dei polipi aperti cercano di catturare le particelle di cibo trasportate dai flussi d’acqua. Le foreste di gorgonie rosse, sovrastate dalle nuvole di Anthias rosa, sono sicuramente lo spettacolo coreografico più appariscente del Mediterraneo. Spesso le gorgonie offrono i loro rami come supporto per altre forme di vita: il bivalve Pteria Hirundo, i briozoi Myriapora truncata e Hippodiplosia foliacea, le delicate colonie di Clavelina lepadiformis e le uova di gattuccio. Altri celenterati frequenti, diffusi un poco a tutte le profondità della secca , sono i Parazoanthus axinellae, le Leptosamnia pruvoti (che si dispone soprattutto sui tetti in ombra) e le Cladocora cespitosa. A profondità più elevate invece è possibile individuare Alcyonum palmatum, un ottocorallo con asse scheletrico non rigido ed il raro “corallo nero del Mediterraneo”, cioè la Gerardia savaglia. Ma la vera e incontrastata "regina della secca" è l’Astrospartus mediterraneus (la Stella gorgona), uno degli essere viventi più incredibili del nostro mare. I suoi lunghi tentacoli presentano molte ramificazioni che, nelle ore notturne, si estendono per catturare particelle di cibo. Qui a Mezzo Canale ne sono presenti decine di esemplari, come in nessun altro fondale ho mai visto. E poi qua e là spuntano bei rametti di corallo rosso e c’è un’infinità di ricci melone e qualche riccio matita. Insomma... uno scenario bellissimo che non si può scordare!

 

14) FORMICHE DI GROSSETO - SECCA DI ZI' PAOLO

(1 luglio 2011- prof. 53.6 - run time 52 min. - temp. 15°C)

Partiamo da Castiglione della Pescaia con il gommone di 7,40 mt. del nostro amico Sandro Costa (l’istruttore che - povero lui - nel 2007 brevettò “decompression diver” i due “vecchietti terribili”) che ci ha invitati più volte ad andarlo a trovare. Ed eccoci qui finalmente!
Io e Angela ci troviamo da una settimana a Porto Ercole, alle prese con il corso Trimix Tek 1 di UTRtek e, dopo giorni ininterrotti di lezioni ed esercizi in acqua, ci siamo concessi una giornata di vacanza per fare un tuffo ricreativo con il nostro amico. Perciò, lasciati i pesanti bibo a Porto Ercole, ci presentiamo nel porto canale dove è ormeggiato il gommone con un bel 15 litri di aria a 240 bar e una stage di EAN50 per la decompressione.
A bordo con noi ci sono Giorgio (un istruttore amico di Sandro) con un suo allievo che sta facendo il corso dive master e Franco, un altro istruttore che scenderà in acqua con noi.
Ho sempre sentito parlare bene delle Formiche e, nonostante abbia fatto centinaia di immersioni nella zona tra l’Argentario, il Giglio e Giannutri, non ho mai avuto occasione di andarci. Oggi è la volta buona!

Dopo una breve navigazione con il velocissimo gommone (due motori da 225 CV!!) arriviamo sul punto d'immersione e caliamo l’ancora proprio sul cappello della secca. Il tempo è splendido, ma c’è una discreta corrente, almeno in superficie. Indossiamo la stagna, prepariamo con calma la nostra attrezzatura e giù in acqua. Apre il nostro gruppetto Sandro, che fa da guida, poi lo seguiamo io e Angela e Franco chiude stando in coda.
L’acqua è limpida (anche se i nostri amici mi diranno che a volte è molto meglio...!!) la temperatura è gradevole e la corrente, una volta superato il cappello della secca si riduce notevolmente. Iniziamo la discesa in parete tenendola sulla sinistra. La vegetazione in questo tratto è spettacolare, con grandi rami di Paramuricea e di Axinella, Anemoni gioiello e Spirografi che ricoprono letteralmente tutta la parete. Ci sono anche molti Astrosparthus mediterraneus (la stella gorgona) attaccati ai rami delle gorgonie rosse che creano un effetto cromatico bellissimo. Intorno ai 35 metri di profondità superiamo uno sperone di roccia, poi scendiamo ancora oltrepassando un canyon che si trova intorno ai 42 metri, che abbiamo deciso di esplorare al ritorno durante la risalita. Guardando nel blu vediamo grossi dentici e tanute; incontriamo anche ricciole e barracuda. C’è davvero molto pesce qui al largo! Il termoclino è notevole e l’acqua adesso è diventata piuttosto fresca, ma con la muta stagna non abbiamo grossi problemi.
Proseguiamo ancora per un po’ la discesa sino ad arrivare a un grottino che si apre sul fondo sabbioso intorno ai 55 metri di profondità. Illuminiamo con le nostre torce la cavità e vediamo che è popolata da una miriade di gamberetti rossi e da grosse musdee. A bordo durante il briefing abbiamo deciso che questo è il nostro punto di ritorno, perciò controlliamo il gas, ci facciamo il segnale e iniziamo la risalita tenendo la parete sulla destra.
Arrivati al canyon cominciamo a fare i nostri deep stops, ammirando le aragoste che popolano ogni spaccatura della roccia. Risalendo ancora un po’ lungo il piccolo canyon arriviamo a una risorgiva di acqua termale calda. Nelle fenditure della parete ci sono tane di murene e scorfani. L’acqua sembra più limpida, la corrente ha girato e la decompressione si preannuncia piacevole. Saliamo ancora fino ai 21 metri dove facciamo il cambio gas e poi su piano fino ai 6 metri del cappello della secca, dove terminiamo la nostra decompressione. Una sola parola: BELLISSIMO! Poi a bordo ci aspettano un paio di bottiglie di vino fresco, focaccia e pizza di vario genere e un bel dolce... Niente male davvero!

 

15) FORMICHE DI GROSSETO - FORMICA MEDIA

(3 agosto 2011- prof. 58.7 - run time 48 min. - temp. 15°C)

(5 agosto 2011 - prof. 61.4 - run time 52 min. - temp. 15 °C)

 

Nel mese di agosto con un gruppo di amici toscani ho avuto la possibilità di fare tre tuffi stupendi alle Formiche di Grosseto. Si è trattato di piuttosto tuffi impegnativi, con lunga decompressione, ma lo spettacolo che ho potuto ammirare "laggiù" è stato tra i più belli visti nel nostro Mediterraneo. Ho visto i resti delle anfore sparse attorno alla Formica Grande e le pareti strapiombanti della Formica Media. Veramente dei tuffi stupendi!

Particolarmente bello è stato il tuffo fatto il 5 agosto lungo la parete della Formica Media, fino a un grottino che si trova a 62 di profondità (chiamato "la bifora") che è popolato di gamberetti rossi e di grandi musdee. Una volta accesa la torcia all’interno della grotta le musdee si sono fatte una vera scorpacciata dei poveri gamberetti...!

Qui alle Formiche i fondali precipitano rapidamente oltre i 70 metri di profondità, con pareti mozzafiato che arrivano sino sulla sabbia a oltre un centinaio di metri.

Sotto i 25-30 metri, la mucillagine sempre presente nella stagione estiva scompare e c’è una vera e propria esplosione di colori. Scendendo s’incontrano prima le gorgonie gialle intorno ai venticinque metri di profondità che, oltre i trenta metri, lasciano il posto a quelle rosse, la cui presenza si fa sempre più massiccia man mano che si scende in profondità. Sotto i 50 metri i grandissimi rami di gorgonie rosse sono  numerosi e sono ricoperti da grandi esemplari di Astrospartus mediterraneus, mentre qui e là spunta sulla parete qualche bel ramo di Gerardia savaglia dal colore giallo brillante.

Le pareti delle Formiche sono ricche di spaccature e di anfratti pieni di aragoste e murene, mentre sul fondo sabbioso si aprono piccole grotte ricoperte di spugne arancione e di colonie di Parazoanthus, che  sono abitate da grosse musdee e gamberetti rossi.

La visibilità in questa zona è indescrivibile e scendendo attorno ai 60 metri il fondale sabbioso bianco conferisce al paesaggio un aspetto lunare.

In questo tratto di mare sono naufragate fin dai tempi più antiche molte navi, e a testimonianza di questi naufragi sono state ritrovate molte anfore e oggetti vari. Durante l'immersione del 3 agosto sono arrivato sul fondale sabbioso dove c'era una distesa di grossi cocci di queste anfore.

 

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