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                             Io  e  la  subacquea...               

 

Isola di Giannutri (GR) – M/N "Anna Bianca"

19/07/2007 prof. 51.8 m. run time 60 min. temp. 13 °C - mono 18 lt. aria + S40 EAN40

03/11/2007 prof. 44.6 m. run time 56 min. temp. 17 °C - mono 18 lt. aria + S40 EAN40

16/04/2010 prof. 50.6 m. run time 45 min. temp. 15 °C - mono 15 lt. aria + S40 EAN50

02/04/2011 prof. 40.6 m. run time 42 min. temp. 14 °C - mono 15 lt. aria + 7 lt. EAN50

12/07/2011 prof. 48.9 m. run time 47 min. temp. 15 °C - mono 15 lt. aria + S40 EAN50

08/10/2011 prof. 50.2 m. run time 66 min. temp. 15°C - bibo 12+12 lt. EAN24 + 7 lt. EAN50

11/10/2011 prof. 51.2 m. run time 68 min. temp. 15°C - bibo 12+12 lt. TX 20/34 + 7 lt. EAN50       

Una vecchia foto della m/n"Anna Bianca" e la poppa del relitto come si presenta oggi.

Scheda tecnica della m/n "Anna Bianca"

 

Cantiere di costruzione: A/S Marstal - England - 1921

Armatore: Biagio Domenico Fevola & Anna Saliento - Monte di Procida (NA)

Stazza lorda: 442 t.s.l.

Lunghezza: 46,53 m.

Larghezza: 9,14 m.

Pescaggio: 3,25 m.

Motorizzazione: 2 motori diesel da 400 HP per asse e 2 eliche 

La nave

La motonave "Anna Bianca" è un piccolo mercantile, lungo una cinquantina di metri, che fu costruito nel 1921 nei cantieri inglesi "A/S Marstal". Molto probabilmente il suo nome originale era "Vivien".

Nella notte del 3 aprile 1971, a causa di una forte mareggiata, la nave urtò violentemente gli scogli affioranti sulla costa dell'isola di Giannutri vicino a Punta Pennello e dopo alcune ore in balia delle onde affondò all’interno di Cala Ischiaiola, rilasciando in mare una  parte del carico di polvere di pomice che trasportava.

La nave oggi si trova ad una profondità compresa tra i 35 e i 52 metri adagiata su un fondale di sabbia chiara. La parte poppiera è ancora abbastanza ben conservata, mentre la parte centrale della nave ormai è completamente distrutta.

Il relitto è appoggiato sul fianco di dritta, su un fondale sabbioso a una quarantina di metri che degrada verso Ovest sino ad oltre cinquanta metri di profondità. La prua si trova a circa 52 metri di profondità, ma è di scarso interesse.

All’interno del relitto si può penetrare con qualche difficoltà solo nella cabina del comandante, dove ormai la fanno da padrone dei bellissimi gronghi e grossi scorfani rossi; però occorre fare molta attenzione perché la struttura della nave ormai è quasi completamente collassata.

Tra le lamiere contorte si incontrano facilmente grosse musdee e astici, uno dei quali (che vive sul relitto da anni) ha dimensioni davvero enormi; mentre nelle parti più protette dalle lamiere vivono intere colonie di gamberetti rossi.

Non è assolutamente consigliabile entrare nella sala macchine, per via dell’intrico di cavi, sagole e gomene che rendono pericolosa la penetrazione.

Il relitto è pedagnato (c'è una grossa cima che congiunge la poppa ad una boa in superficie) e l'Anna Bianca è ormai da tempo diventata un'ottima palestra per le immersioni tecniche, con profilo "quadro".

I subacquei che vogliono scendere ad allenarsi su questo relitto sono agevolati dal fatto che qui a Giannutri l'acqua è di una limpidezza eccezionale.

 

La prima volta...  (19 luglio 2007)

 

Assieme all'amico Sandro Costa (il nostro Trainer nel corso "Decompression Diver" dell'SSI che abbiamo fatto a maggio 2007), Angela ed io abbiamo pianificato un’immersione quadra di 20 minuti sul relitto della m/n "Anna Bianca" all’isola di Giannutri. Oggi abbiamo scelto una configurazione "leggera", con monobombola da 18 litri di aria pompato a 240 bar, e bombola di fase S40 da 5,7 litri di EAN40. Abbiamo pianificato di fare una ventina di minuti di fondo con una decompressione massima di 30 minuti.

Oggi siamo in quattro a immergerci: c'è Sandro con il suo allievo Giulio, che deve fare l'immersione per la valutazione finale del corso "Decompression" (il primo approccio all'immersione tecnica) e ci siamo Angela ed io, già brevettati da qualche mese e reduci da un’immersione fatta appena due giorni prima a 54 metri di profondità sulla stupenda parete del Fenaio, all’isola del Giglio e quindi... già abbastanza "allenati" alla profondità.

E'una giornata estiva fantastica: c'è un bel sole e il mare è calmo come se fosse un lago. Appena siamo pronti e dopo aver ben controllato tutta l'attrezzatura e ripassato le tabelle della pianificazione, ci tuffiamo in acqua e scendiamo molto velocemente lungo la cima che arriva sulla poppa del relitto. L'acqua è limpidissima: dopo esser scesi di pochi metri vediamo già apparire sotto di noi la poppa della nave che si trova a circa 35 metri di profondità e si staglia nettamente sul fondo di sabbia bianca offrendoci uno spettacolo da cartolina. Che visibilità spettacolare!!

Arriviamo sulla poppa dopo circa due minuti di discesa e iniziamo a fare un giro completo di esplorazione del relitto. La nave ormai è spezzata in più pezzi, e noi arriviamo fino al troncone di prua che si trova a circa 51-52 metri di profondità. I colori del relitto sono bellissimi. La lamiera dello scafo è tutta incrostata dal coralligeno che l'ha colonizzata completamente e qui e là dei grossi spirografi l’adornano con i loro delicati pennacchi fioriti che si ritraggono al nostro passaggio. Io, come al solito, infilo la testa in ogni buco che trovo, alla ricerca di vita. Tra le lamiere contorte scorgiamo delle grosse musdee che si nascondono timide nell’ombra; mentre, ogni tanto, quasi non ci accorgiamo della presenza di alcuni scorfani rossi molto grandi, che restano immobili appoggiati sul relitto per nulla intimoriti dalla nostra presenza, fino a quando quasi non li urtiamo e schizzano via con un rapido scatto.

All’interno della cabina di prua notiamo un fitto branco di gamberetti rossi. I loro piccoli occhi brillano illuminati dalla luce delle nostre torce, e sembrano tanti piccolissimi tizzoni ardenti. Indugiamo laggiù per un attimo, scattando qualche foto, poi nuotiamo di nuovo in direzione della poppa della nave. Il tempo qui in profondità scorre velocemente e purtroppo è già arrivata l’ora di risalire a quote più tranquille, cominciando a smaltire un po’ dell'azoto accumulato. Un gruppo di triglie molto grosse razzola indisturbato tra le lamiere e mi fa venire in mente... una bella zuppa alla livornese! All’interno del fumaiolo, che ormai è rotolato d fianco alla nave sul fondale sabbioso, uno scorfano lungo almeno 60 centimetri ci guarda minaccioso e appena colpito dal fascio di luce della mia torcia cambia improvvisamente colore, passando dal bruno al rosso vivo. Anche questo non starebbe male in un caciucco, penso... Ma com'è che penso solo al cibo? Bè... in fondo è naturale, dato che sono le 12:30 e la fame a quest'ora comincia a farsi sentire...

Al 21° minuto d'immersione, come precedentemente pianificato ci stacchiamo dal fondo e cominciamo la nostra lenta risalita lungo la cima per fare la decompressione. Durante la risalita facciamo il gas-switch con la bombola di fase di EAN40 che portiamo attaccata sul nostro fianco e intanto vediamo pian piano allontanarsi la sagoma del relitto sotto di noi… La limpidezza dell’acqua oggi è davvero impressionante! Rimaniamo fermi a mezz’acqua prima a 6 e poi a 3 metri di profondità, seguendo la tabella delle nostre soste decompressive programmate che durano complessivamente 30 minuti. Dopo un'ora esatta d'immersione usciamo dall'acqua molto soddisfatti, perché siamo riusciti a fare tutto rispettando la nostra programmazione. Giulio è particolarmente soddisfatto: prova superata! Nonostante la continua concentrazione del gruppo è stato un tuffo davvero molto bello. Mi piace questo relitto: vale senz'altro la pena di ritornarci!

 

A sinistra: le varie zone del Parco Marino.

Sotto: veduta aerea dell'isola di Giannutri.

                                             Sotto: alcune immagini del relitto scattate da Marcello Pellegrini - "Purpitiello Divers"   
            Sopra: particolari del grosso argano a poppa della nave.                          Sotto: i grossi Scorfani rossi.... ormai padroni del relitto.

                                                               

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