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                             Io  e  la  subacquea...               

 

1) Isola d’Ischia (NA) - Punta Sant’Angelo - Parete Sud

 

25/07/2000 prof. 41 m. tempo 46 min. temp. 15 °C

03/06/2002 prof. 52 m. tempo 45 min. temp. 14 °C
24/08/2017 prof.61 m. tempo 60 min. temp. 16 °C

 

La natura non finisce mai di stupire. La geologia ha misteriosamente diviso l'isola d'Ischia in due zone completamente diverse tra loro: tutta la costa meridionale è alta, scoscesa e selvaggia ed è formata da rocce nere che precipitano a picco sul mare; il lato settentrionale dell'isola, invece, è basso e urbanizzato. Qui, lungo la costa, ci sono i tre paesi di Ischia, Casamicciola e Lacco Ameno, allineati in senso Est-Ovest e oramai praticamente uniti tra loro.

Anche i fondali rispecchiano la morfologia esterna dell'isola, infatti nel settore settentrionale ci sono fondali molto bassi e pianeggianti; mentre nella parte meridionale dell'isola sono incredibilmente verticali e profondi. Basta pensare che a Punta Sant’Angelo, ad appena una ventina di metri di distanza dalla costa, ci sono già più di 100 metri di profondità. Se si naviga in barca in questa zona con l'ecoscandaglio acceso ci si rende conto immediatamente dell’imponenza della montagna vulcanica di Ischia: una montagna che dalle alte profondità del golfo di Napoli si impenna bruscamente per emergere e raggiungere in breve gli 800 metri di altitudine del Monte Epomeo, che è la cima più alta dell’isola. 

Doppiando la punta di Capo Grosso, secondo me, c’è la parte più bella di tutta l'isola d'Ischia: il promontorio di Punta Sant’Angelo, una propaggine che si sporge verso il mare aperto dalla spiaggia dei Maroniti ed è come un grosso panettone di roccia collegato all’isola solo da una sottile lingua di sabbia.

Lo spettacolo che offre questo posto è davvero unico. Se, come è capitato a me, si entra in barca nel porticciolo in una bella giornata di sole si resta letteralmente senza fiato dalla bellezza del panorama che si para davanti. Il paesino di Sant'Angelo, composto di poche case colorate aggrappate alle rocce, si affaccia sul mare dalle pendici del monte ed emana tutto il suo fascino semplice. Quello che più colpisce sono i colori: sul piccolo molo del porticciolo ci sono le reti ammucchiate, mentre nell’acqua immobile si specchiano le cianciole colorate dei pescatori e tutto intorno le case colorate, costruite l’una sulle mura delle altre, brillano dipinte dai caldi raggi del sole e fanno da cornice a questo paesaggio incantato.

  

 

 

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Arrivai la prima volta in questo luogo di fiaba nell’estate del 2000, durante una breve crociera con una barca a vela di 15 metri, che ormeggiammo a ridosso del piccolo molo che si trova subito sotto alla montagna e… rimasi letteralmente incantato!

Ho fatto alcune immersioni a Sant’Angelo, tra le quali una notturna stupenda, appena al di là del molo, nuotando tra massi pieni di vita e di colori, in mezzo ai quali ho incontrato un polpo gigantesco: una vera piovra! Ma l’immersione più bella a mio parere è senz’altro quella sulla punta estrema di Sant’Angelo. Sott’acqua la Punta di Sant’Angelo è ancora più bella che fuori e immergendosi in questo punto ci si trova di fronte ad una impressionante caduta di rocce verticali coperte da una fittissima foresta di gorgonie di ogni colore. La bellezza di questa parete è indescrivibile ed è accresciuta dal fascino di sapere che il fondo è a profondità irraggiungibili dalla maggior parte dei subacquei, di molto superiori ai 100 metri. Comunque, già a partire dai 50 metri le rocce sono ricoperte di piccoli rametti di corallo rosso che rendono molto affascinante questa immersione. Ho sentito dire che diversi anni fa le rocce ne erano completamente ricoperte, ma poi, purtroppo, i corallari le hanno ripulite completamente.

Per ammirare tutte le meraviglie di questo posto incantato non è sufficiente una sola immersione. Io sono stato a Punta Sant’Angelo soltanto un paio di volte, ma il ricordo dello spettacolo di colori che ho potuto ammirare in questo posto è rimasto bene impresso nella mia mente.

Nel luglio del 2000 quando andai a Punta Sant'Angelo per la prima volta mi limitai ad un tuffo di “assaggio”, toccando appena i 41 metri di profondità e rimanendo in acqua circa tre quarti d’ora, giusto il tempo per avere un’idea dello spettacolo meraviglioso offerto da quella parete vertiginosa.

Invece, la seconda volta che sono stato a Sant’Angelo, nel giugno del 2002, avevo già una discreta esperienza subacquea e mi sono goduto l'immersione molto più intensamente. La mia immersione è stata sempre di 45 minuti, ma questa volta ho toccato i 52 metri di profondità, quanto mi è bastato per capire che praticamente la sotto… non c’è fondo! Si tratta in assoluto di una delle più belle immersioni che  ho fatto in tutto il Mediterraneo.

Ricordo ancora benissimo l'immersione fatta nel giugno del 2002. Superata con la barca la scogliera frangiflutti che delimita il piccolo porticciolo turistico, mi sono diretto verso la punta meridionale del promontorio di Sant’Angelo. Arrivato sul punto d’immersione sono sceso rapidamente dalla barca che è rimasta in movimento non potendo assolutamente calare l’ancora a quelle profondità.

Dopo avere superato una serie di grandi massi che si trovano intorno ai 30 metri di profondità, mi sono ritrovato a nuotare in mezzo a una quantità enorme di spettacolari rami di gorgonie gialle (Eunicella cavolini) di dimensioni che non ho mai visto da nessun’altra parte del Mediterraneo. Qui ho visto anche degli enormi rami di gorgonie rosse (Paramuricea clavata) che si mescolavano con quelle gialle, formando una vera e propria foresta dal cromatismo eccezionale. Qui è là si stagliavano contro il blu cobalto dell’acqua gli steli di grandissimi spirografi, con le loro corolle completamente espanse per catturare il nutrimento portato dalla corrente; mentre dai rami delle gorgonie penzolavano moltissime uova di gattuccio… insomma una tavolozza di colori bellissimi, resi ancora più brillanti dalla luce della mia torcia.

Arrivato intorno ai cinquanta metri di profondità la parete rocciosa si è fatta più povera di colori e di vita e l’unica cosa interessante che ho visto laggiù sono state le spaccature della roccia che precipita verso profondità abissali. All’interno delle spaccature c’erano molti piccoli rametti di corallo (Corallium rubrum) di colore rosso vivo, con i loro piccoli polipi bianchi espansi per catturare il nutrimento. Purtroppo a quella profondità il tempo è volato troppo velocemente insieme all’aria della mia bombola e non mi è rimasto altro che risalire per fare la sosta di decompressione. Peccato!
Sono tornato in questo posto meraviglioso solo nell'agosto del 2017... quindici anni dopo l'ultima volta. Ma questa volta mi sono immerso fino a 61 metri respirando una miscela Trimix 18/40 e finalmente posso dire di avere apprezzato appieno le meraviglie sommerse di questo posto incantato!

A destra una bella veduta della spiaggia dei Maroniti e di Sant'Angelo d'Ischia durante una mareggiata

 

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2) Capri (NA) - Punta Carena "Il TRALICCIO"

 

26/07/2000 prof. 40 m. tempo 48 min. temp 16 °C

12/06/2005 prof. 57 m. tempo 42 min. temp 13°C

24/06/2017 prof. 62 m. tempo 71 min. temp 15°C
20/08/2017
prof. 63 m. tempo 62 min. temp 17°C

13/10/2017 prof. 63 m. tempo 70 min. temp 16°C

 

Come indica il nome, Punta Carena assomiglia proprio alla carena di una barca rovesciata,  e la punta prosegue così anche sott’acqua, dove un pianoro allungato coperto di poseidonia (Posidonia oceanica) si spinge fino al largo dell'isola di Capri, appoggiandosi su di un fondale sabbioso che raggiunge rapidamente gli 80 metri di profondità, per poi scendere ancora più giù.

Il versante meridionale della punta è quello più ripido ed è ricco di fauna bentonica. Qui si trovano enormi branchi di anthias rosa che nuotano tra i giganteschi rami di gorgonia rossa (Paramuricea clavata), a loro volta adorni di ogni tipo di creatura incrostante o parassita, (Praritropodium, Claveline, ecc.) o i briozoi, come le rose di mare. Molto distante dalla punta emersa si trovano anche alcuni bellissimi rami di corallo nero (Gerardia savaglia).

La prima volta che sono stato a Punta Carena con la barca ci siamo fermati nell’insenatura a sud del faro che si trova proprio sopra la punta e siamo scesi in acqua lungo il crinale di roccia rimanendo ad una quota "ricreativa", mantenendoci per tutta l’immersione dentro alla curva di sicurezza.

La seconda volta, a diversi anni di distanza e con qualche centinaio di immersioni in più sulle spalle, ho osato di più e mi sono spinto intorno ai 57 metri, ad ammirare dei bellissimi rami di Paramuricea clavata dalle dimensioni imponenti. Di arrivare sul "fondo" qui non se ne parla proprio: occorrerebbe una miscela trimix e si dovrebbe fare una lunga decompressione...

Lo spettacolo che si ammira laggiù, in mare aperto, vale davvero la pena di fare questa immersione; ma la profondità elevata e la forte corrente  che si trova nella zona della punta ne fanno un'immersione adatta solo a subacquei molto esperti, perché nonostante la visibilità sia generalmente buona la difficoltà è alta.
La discesa avviene nel blu, dato che la barca non può ancorare e in superficie c'è un continuo andirivieni di barche di ogni tipo che passano rasenti alla punta per fare il giro turistico dell'isola. Inoltre, se il mare è un pò mosso, si forma una forte onda di risacca che spinge i subacquei contro la parete dell'isola.

Scendendo sotto alla parete di roccia tra i 55 e i 63 metri di profondità si trova un traliccio in ferro lungo una ventina di metri: si tratta di un'antenna del radiofaro che è stata strappata dalla tempesta dalla sommità della falesia molti anni fa ed è precipitata in fondo al mare adagiandosi sulla sabbia.
Scendendo nel blu, già dalla profondità di 40 metri si intravede la sagoma del traliccio, che è immerso nel buio totale. Ma una volta illuminato dalle torce, cominciano ad apparire i suoi colori meravigliosi: il rosso porpora e il giallo delle gorgonie sono i colori predominanti e attorno alla struttura ricoperta di coralligeno nuotano moltissimi pesci.
Il traliccio è interamente ricoperto da organismi sessili di ogni specie: spugne, gorgonie rosse e bicolori, tunicati, vegetazione di vario tipo, mentre migliaia di Anthias anthias lo avvolgono come in una nuvola rosa. Complice l'acqua sempre cristallina, lo spettacolo qui è davvero mozzafiato. Si tratta di un’esperienza emozionante, però riservata ai subacquei tecnici che usano miscele trimix, sia per la profondità da raggiungere sia per la necessità di fare una lunga decompressione.
Ritornato in questo bellissimo sito d'immersione dopo aver conseguito il brevetto Trimix, ne ho potuto finalmente godere appieno le bellezze arrivando fino all'estremità del traliccio a 63 metri di profondità.


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3) Isola d’Elba (LI) - Secca di Fonza - LA Corallina

 

02/11/2001 Lato Nord - prof. 36 m. tempo 43 min. temp. 19 °C

24/04/2003 Lato Est - prof. 43 m. tempo 46 min. temp. 12 °C

 

La secca di Fonza (detta anche la "Corallina", per la grande presenza di Corallium rubrum), è una bella secca situata a Sud dell'Elba, al largo del Capo di Fonza. Il cappello di questa secca si trova ad appena 3 metri sotto il livello del mare, mentre la parete sprofonda rapidamente sul lato Sud-Est fino ai 45 metri di profondità.

Il posto è come una montagna sott´acqua, con una parete sul lato Est. Poco distante in direzione Sud c´e un'altra secca con il cappello a 20 metri. Sul lato Nord invece, c'è una grotta alla base della parete.

La prima volta che sono stato qui, appena sceso in acqua vengo circondato da un fittissimo branco di occhiate, che mi abbandonano man mano che scendo verso il fondo. Il pendio roccioso si trasforma, talvolta, in una serie di grandi massi accatastati tra loro, che creano un bell’effetto ed offrono rifugio a delle corvine. Attorno ai 20 metri di profondità le rocce sono colonizzate dalle gorgonie gialle (Eunicella cavolini); mentre solo dopo i 35 metri iniziano ad apparire i grandi ventagli delle gorgonie rosse (Paramuricea clavata).

Ma la vera particolarità di questa secca, soprattutto nel suo lato esterno, sta nella presenza di folte colonie di piccoli rami di corallo rosso, che vivono all’interno delle spaccature più profonde. Alla base della secca si aprono alcune piccole grotte, ma la visibilità qui è scarsa a causa del fondale sabbioso.

In queste acque mi è capitato entrambe le volte che ci sono stato di nuotare assieme ad un piccolo branco di barracuda, che giravano in circolo sopra alla mia testa.

La visibilità intorno alla secca è generalmente buona e la corrente ha un’intensità media; perciò, rimanendo attorno ai 35-40 metri di profondità si tratta di un’immersione di difficoltà media, che può essere fatta agevolmente rimanendo in curva di sicurezza e gustandosi tranquillamente la bellezza di questo fondale.

 

ISOLA D'ELBA (LI) - SCOGLIO DEL REMAIOLO

 

01/11/2001 Lato Est - prof. 36 m. tempo 45 min. temp. 20 °C

02/11/2001 lato Ovest - prof. 37 m. tempo 54 min. temp. 19 °C

25/04/2003 Lato Est - prof. 51 m. tempo 52 min. temp. 12 °C 

 

Lo Scoglio del Remaiolo è un piccolo scoglio che si trova abbastanza vicino a terra in prossimità di Punta dei Ripalti, estrema propaggine sud-orientale dell'Isola d'Elba, sul versante Sud-Est del Monte Calamita.

Verso terra il fondale degrada piuttosto dolcemente. Branchi di saraghi nuotano nelle lievi correnti, mentre numerosissime salpe di grossa taglia si cibano fra le alghe e, ogni tanto, qualche murena si fa trovare fuori tana.

Verso il mare aperto, invece, si può fare un'immersione riservata ai profondisti, per via della cresta che dallo scoglio si dirige a Sud-Est precipitando dai 25-30 metri su un fondale di oltre 60 metri.

Qui la parete va giù quasi a picco e presto compaiono le prime gorgonie (Paramuricea clavata), enormi ventagli rossi che nascondono - a profondità considerevoli - le tane delle murene e delle grosse cernie, non solo quelle brune (Epinephelus marginatus), ma anche quelle dorate (Epinephelus alexandrinus).

Tutto lo scenario è magnifico e coloratissimo: la cresta dai 25-30 metri in giù è ricoperta di magnifiche gorgonie rosse, alcionari, crinoidi e spugne. Il blu è pattugliato dai dentici, sempre a caccia di castagnole e a volte, se la è la stagione giusta, può capitare di provare l'emozione di vedersi sfiorare da un branco di tonni o di ricciole che doppiano velocemente la punta.

 

 

 

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4) Isola del Giglio (GR) - Scoglio del Corvo

 

 

26/09/2002 lato Sud Ovest - prof. 37 m. tempo 45 min. temp.18 °C

28/09/2002 lato Sud Est - prof. 38 m. tempo 41 min. temp. 16 °C

12/06/2006 lato Sud Ovest - prof. 42 m. tempo 45 min. temp. 13 °C 

 

Lo Scoglio del Corvo è un piccolo isolotto che emerge a poca distanza dalla costa occidentale dell’Isola del Giglio, con le pareti che precipitano rapidamente oltre i 50 metri di profondità.

La parte meridionale dello scoglio ha delle pareti molto belle, che sono movimentate da una serie di canaloni e di spettacolari massi accatastati, tra i quali trovano rifugio murene, polpi e aragoste.

Lo spettacolo più bello, però, si ammira allontanandosi dallo scoglio e scoprendo le imponenti guglie di roccia che salgono impennandosi dal fondale sabbioso di 50 metri. Qui abbondano le gorgonie rosse (Paramuricee clavate), le cui cime sono avvolte da nuvole di Anthias anthias rosa ed è anche possibile l’incontro con varie specie pelagiche.

In entrambe le immersioni fatte nel 2002 mi è capitato di nuotare in mezzo ad un grosso branco di decine e decine di barracuda, per nulla intimoriti dalla mia presenza. Anche nel 2006, quando sono tornato allo Scoglio del Corvo, appena doppiata la punta occidentale, ho visto dei bei barracuda che nuotavano sopra la mia testa, ma questa volta erano solo una quindicina, sebbene fossero molto grandi.

Continuando verso Sud si arriva ad un’immensa prateria di Posidonia oceanica che ricopre il fondale sabbioso intorno ai 18 metri, in mezzo alla quale spiccano numerose Pinnae nobilis di grandi dimensioni. All’interno delle valve aperte di questo grande mollusco sono riuscito a vedere il famoso gamberetto che spesso vi si annida all'interno e vive in perfetta simbiosi con la Pinna nobilis.

Durante l’immersione del settembre 2002 la visibilità era ottima, ma la corrente era davvero impressionante e ha reso veramente difficile la mia sosta per la decompressione che ho dovuto fare restando attaccato a bandiera alla cima dell’ancora del nostro gommone.

Ben diversa la situazione incontrata nel giugno del 2006, in una giornata di forte Maestrale che però, una volta ridossati con la barca dietro allo scoglio, non si avvertiva affatto. La giornata è stata molto soleggiata, l’acqua, come sempre, limpidissima e la corrente pressoché assente. Insomma, un’immersione veramente bella.

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5) Isole Tremiti (FG) - "Archi di Punta Secca" - Caprara

 

07/09/2002 prof. 54 m. tempo 52 min. temp.17 °C

 

La Punta Secca dell'isola di Capraia (che è chiamata anche Caprara, perché un tempo era abitata da una colonia di capre selvatiche) è situata all’estremità Nord-Est dell’isola più selvaggia dell’arcipelago delle Tremiti. L'isola prosegue anche sott’acqua formando una dorsale che si spinge verso il largo, con una sommità pianeggiante e le pareti a picco che sprofondano oltre i 50 metri di profondità. Il salto verticale è letteralmente coperto di immensi rami di gorgonie rosse e gialle (Paramuricea clavata ed Eunicella cavolini), punteggiati di uova di gattuccio con l’animale ben visibile che pulsa vivo al loro interno.

Scendendo verso la base della parete si apre all’improvviso un maestoso arco sommerso, la cui volta è totalmente ricoperta da Astroides, margherite di mare e spugne incrostanti.

Attraversando l’arco si sbuca sulla parete opposta, che è bella e ricca quanto la prima e dopo qualche decina di metri s'incontra un secondo arco sommerso, molto più piccolo del primo, che sorge dal fondale sabbioso di 55 metri.

Nella immersione fatta nel settembre 2002 sono passato attraverso questi due archi naturali e sono ritornato dal lato della parete lungo la quale ero disceso; dopodiché ho iniziato la lenta risalita necessaria a smaltire l’azoto accumulato andando fuori curva. Durante la risalita ho visto parecchio pesce di passo: dentici, ricciole e persino dei palamiti che sono apparsi all'improvviso dal blu, mentre erano a caccia in mezzo agli immensi branchi di castagnole e di pesce azzurro che fuggiva impazzito in tutte le direzioni inseguito da questi grossi pesci pelagici. Uno spettacolo molto cruento ma davvero affascinante!

La visibilità nella zona è generalmente buona, ma la corrente è davvero molto forte e, dato che l’immersione si svolge completamente in mare aperto, è adatta solo a subacquei esperti. La difficoltà dell'immersione è elevata, perché la risalita avviene completamente nel blu ed è meglio sparare il pallone in superficie per avere almeno un punto di riferimento.

Una variante più semplice è l’immersione sulla Secca di Punta Secca, che si trova più vicino alla costa dell'isola. In questa immersione si incontra meno corrente e la profondità massima non supera i 40-45 metri. Interessanti da vedere sono le grandi ancore che si incontrano lungo la discesa, attorno ai 35 metri di profondità e le pareti della secca, ricche di vita e di vegetazione. Spesso qui si incontrano grossi esemplari di cernie brune.

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