Torna all'indice

di Tecnica & Medicina

 

161. Aldo Ferrucci: l'uomo dei rebreather

 

Ho avuto la fortuna di incontrare per la prima volta Aldo Ferrucci nel 2009 in Sicilia durante una mia vacanza subacquea. La circostanza non fu delle più felici: ebbi quasi un incidente subacqueo da mancata decompressione e Aldo mi prestò assistenza e mi diede utili consigli. Nel tempo siamo diventati amici e spesso ci siamo rincontrati e ci siamo immersi assieme in circostanze molto più piacevoli, trascorrendo anche delle piacevolissime serate a tavola a chiacchierare.

Del resto non potevo non entrare in piena sintonia con Aldo: una persona generosa e gentile, sempre allegra e scherzosa, ma serissima, attenta e molto professionale quando assume le vesti di Rebrateher Instructor Trainer.

Nel campo dei rebreather Aldo è sicuramente un'autorità a livello mondiale. Non esiste macchina in circuito chiuso o semiaperto che lui non conosca o che non abbia provato. Ciononostante ha quel tratto e quella modestia tipiche delle persone molto intelligenti. I suoi corsi sono estremamente interessanti e formativi e, a detta dei suoi allievi, è uno dei migliori istruttori di rebreather che esistano.

Da molti anni Aldo si occupa anche di fotografia subacquea, specialmente sui relitti, con risultati molto interessanti. Ed è soprattutto la sua passione per il relitti (le mie immersioni preferite) che lo ha reso uno dei miei "miti". Le sue spedizioni per l'esplorazione di relitti per me irraggiungibili mi hanno fatto sognare e ogni volta che ho assistito alla presentazione di un suo reportage fotografico o che ho partecipato ad una sua conferenza sono rimasto veramente affascinato.

Grazie Aldo per tutto quello che sei riuscito a trasmettermi. Sono contento e molto onorato della tua sincera amicizia.

 

ALDO FERRUCCI - Biografia

Aldo nasce a Livorno il 4 giugno 1958 e inizia giovanissimo la sua attività subacquea con la pesca in apnea.

Approda all'immersione con ARA all'età di 18 anni per guadagnare qualche lira con la pulizia delle carene delle imbarcazioni. 

Appassionato sportivo, oltre alla subacquea pratica judo, tennis e vela sia a livello amatoriale che in competizioni a livello europeo. Agli inizi degli anni ‘90 riprende in pieno l'attività subacquea frequentando corsi fino al livello di Instructor Trainer.

Nel 1994 frequenta un corso Nitrox e l'immersione con miscele diverse dall'aria diviene il suo principale ambito professionale insieme ai primi corsi rebreather a chiuso e semichiuso.

 

Assume quindi la qualifica di Instructor Trainer dei rebreather più diffusi sul mercato internazionale. La specializzazione e i contributi di innovazione da lui forniti in questo ambito fanno di Aldo Ferrucci uno dei maggiori esperti internazionali nell'ambito dei rebreather a circuito chiuso e semichiuso.

 

Frequenta corsi con i maggiori esperti mondiali della subacquea tecnica e diviene a sua volta Trimix Instructor Trainer delle principali agenzie didattiche tecniche internazionali.

 

L'immersione a miscele unita alla passione per i relitti subacquei lo porta ad effettuare immersioni sui principali siti del mondo, partecipando od organizzando in prima persona diverse spedizioni subacquee tra le quali: "Andrea Doria", "Viminale", "Dornier 24", "Leopoldville", "Pietro Micca" "Rosalie Moller", "Scapa Flow", "Bengasi", "San Marco", "Protee","Natal", "Britannic", eccetera.

 

Nel 1999 partecipa alla stesura della legge che regola le immersioni in Nitrox e Trimix in Francia e, dal 2004, riceve l'incarico di responsabile per la subacquea tecnica dell'Associazione Nazionale Istruttori Subacquei Francesi.

 

Dall'inizio del 2001 si occupa di fotografia subacquea principalmente su relitti, con l'utilizzo di materiale professionale per alte profondità. Pubblica regolarmente articoli su relitti e di tecnica/didattica subacquea sulle maggiori riviste nazionali e in Francia, Belgio, Svizzera, Inghilterra e Stati Uniti.

 

Dal 2003 ricopre l'incarico di responsabile per la sede italiana della didattica TDI/SDI con la qualifica di Regional Manager negli ambiti territoriali di Italia e Svizzera.

 

A partire dal 2004 partecipa attivamente alla realizzazione di documentari per la televisione in Italia e in Francia, fino ad arrivare dal 2006 al 2009 a ricoprire la carica di "Dive Safety Officer" durante le riprese del film Oceans di Jacques Perrin destinato al grande schermo, oltre ad occuparsi di effettuare le riprese subacquee per il backstage.

 

 

 

 

 

I REBREATHER

Le nuove scoperte tecnologiche hanno aperto nuovi orizzonti e possibilità nella nostra vita di tutti i giorni. Anche nella subacquea le nuove scoperte, sia nel campo della medicina iperbarica che delle attrezzature, hanno permesso di documentare e vivere in prima persona momenti della vita sottomarina fino ad allora riservati a pochi scienziati. 

Per la realizzazione delle spettacolari immagini foto e video realizzate durante questa produzione sono stati utilizzati i rebreather, sicuramente uno dei maggiori passi avanti nel mondo della subacquea ricreativa e tecnica.

Ma cosa è un rebreather: il rebreather è una attrezzatura sia per uso terrestre che subacqueo, che permette di riutilizzare il gas espirato tramite un sistema  di filtraggio per renderlo nuovamente respirabile.

Cerchiamo di capire come funziona: la respirazione è uno degli atti vitali che permette di fare arrivare al nostro corpo l'ossigeno da metabolizzare. Ricordiamo che l'aria è composta dal 21% di ossigeno e dal 78% di azoto, 1% di gas rari. Grazie all’aria inspirata il nostro organismo assorbe per la successiva metabolizzazione, solo il 4% del 21% di ossigeno presente nell'aria, per poi espellere in fase di espirazione il restante 17% di ossigeno.
L'azoto non viene utilizzato - per questo è chiamato anche gas inerte in quanto non partecipa attivamente al metabolismo - e viene quindi espirato insieme a una quantità di CO2 (anidride carbonica) pari circa all’80% dell’ossigeno metabolizzato dall’organismo.

In una normale attrezzatura subacquea a circuito aperto (SCUBA o ARA) tutti i gas espirati: ossigeno non utilizzato, CO2 e azoto, vengono eliminati nell'ambiente esterno attraverso la membrana di scarico del secondo stadio dell'erogatore.

In un sistema rebreather a circuito semichiuso o circuito chiuso, questi gas vengono rinviati all’interno del circuito per essere riciclati grazie a un semplice sistema di valvole unidirezionali.

Compito primario del rebreather è quello di eliminare il gas che già a piccolissime percentuali diventa tossico: la CO2, che normalmente viene espulsa nell'ambiente esterno mediante l’espirazione. Questo processo di pulizia dalla CO2 avviene all'interno del rebreather, dove è contenuto uno speciale filtro contenente granuli formati da una combinazione di idrossido di calcio e idrossido di sodio che, reagendo chimicamente, elimina dal gas espirato la CO2 fissandola ai granuli, e lascia invece passare l'ossigeno e l'azoto.

Una volta purificato il gas, il rebreather reintegra l'ossigeno metabolizzato attraverso l’immissione nel circuito di ossigeno puro o di miscele iperossigenate.

Da quanto specificato sopra è facile comprendere che in un rebreather il consumo è indipendente dalla profondità o dalla frequenza respiratoria, ma dipende solo dall’effettivo consumo metabolico dell’utilizzatore, che nelle stesse condizioni di sforzo fisico risulta identico a tutte le profondità, permettendo tempi di permanenza in immersione molto più lunghi rispetto al circuito aperto.

Con i rebreather inoltre, grazie al calore che si sviluppa durante il processo di eliminazione della CO2, si ha il vantaggio di respirare un gas caldo, riducendo così possibili problemi derivanti dall’ipotermia, al contrario di quanto avviene nel circuito aperto dove il gas al momento dell’espansione rapida nel secondo stadio si raffredda.

Altro considerevole vantaggio è la maggiore umidità del gas respirato, rispetto ad un circuito aperto. Quando carichiamo aria o altro gas nelle bombole subacquee, questa viene appositamente deumidificata da appositi filtri per evitare l'ingresso di umidità e la conseguente formazione di ruggine all'interno della bombola.

In un circuito aperto, il subacqueo inspira ogni volta aria "nuova" e secca, che viene umidificata dal nostro organismo con conseguente perdita continua di liquidi ad ogni atto respiratorio.

All’interno del circuito chiuso invece il gas, una volta umidificato dai primissimi atti respiratori, rimane praticamente lo stesso, pertanto l'organismo non deve intervenire costantemente per umidificarlo, evitando così perdita di liquidi nel subacqueo.

In un rebreather a circuito chiuso il gas è "dinamico", cioè cambia continuamente in funzione della profondità e delle indicazioni del subacqueo, fornendo sempre la miscela ideale per tutte le profondità, con notevoli ed evidenti vantaggi dal punto di vista decompressivo.

Ulteriore punto a favore per i rebreather è sicuramente la caratteristica di non emettere bolle (CCR) o poche bolle (SCR), con minore rumore e disturbo verso l’ambiente acquatico durante l'utilizzo rispetto ad un circuito aperto, caratteristiche particolarmente apprezzate da biologi, fotografi e videoperatori subacquei.

Per l’esplorazione di relitti a profondità elevate, si utilizzano rebreather a circuito chiuso a controllo elettronico, che rappresentano lo stato dell’arte per questa tipologia di attrezzature. Per questo tipo di immersioni è indispensabile l’utilizzo di miscele a base di elio per evitare la narcosi da profondità, per consentire permanenze sul fondo elevate e decompressioni ottimizzate. Grazie all’utilizzo dei rebreather e ai loro indiscutibili vantaggi, queste imprese sono state portate a compimento nel massimo della sicurezza dei subacquei partecipanti.

 

Aldo Ferrucci risponde ad alcune domande sull’utilizzo e la sicurezza dei rebreathers

Quello del rebreather, oltre a far sognare molti subacquei, è sicuramente un settore che stimola la fantasia della gente. Sono tantissimi, infatti, i miti e le leggende legati a questi magnifici apparati, chiacchiere da bar, potremmo dire, che vengono ostinatamente divulgate da coloro che, pur definendosi esperti nel settore, nella maggior parte dei casi il rebreather lo hanno visto solo in foto o a terra e mai utilizzato realmente in acqua.
Nella mia carriera oramai ventennale, ho sentito direttamente con le mie orecchie, o mi sono state raccontate da colleghi tante storie diverse soprattutto riguardo i CCR, i circuiti chiusi elettronici. Notizie per la maggior parte totalmente errate a volte assurde, a volte divertenti, rarissime volte verosimili e molto spesso improbabili, ma che purtroppo restano ancorate nella memoria di chi ascolta.

Proviamo quindi ad analizzare, spiegandoli nel dettaglio, i più diffusi luoghi comuni sul rebreather e sul suo uso.

E’ necessario aver superato un corso Trimix ipossico, prima di poter frequentare un corso CCR.
E’ una delle più comuni affermazioni quando le persone vengono a informarsi su un corso rebreather. Nella realtà, sicuramente è necessario avere una valida esperienza di immersioni e una buona acquaticità, che senza dubbio aiutano il subacqueo a sviluppare e apprendere più rapidamente le tecniche di immersione con questo tipo di apparato. Il fatto in se stesso, di avere già esperienza in immersioni profonde ad aria o trimix, non ha alcun rilievo sulla progressione didattica durante i corsi, almeno per i programmi iniziali con diluente aria. Per quanto riguarda i corsi successivi, che prevedono l’uso del diluente trimix, avere un’esperienza di subacquea tecnica può facilitare il subacqueo durante l’apprendimento delle metodologie sviluppate per le immersioni profonde in CCR.

L’immersione con il rebreather è più sicura rispetto al circuito aperto.
L’utilizzo del rebreather offre più opzioni di sicurezza, per un subacqueo che sia adeguatamente addestrato ed equipaggiato con una bombola di bailout. Le statistiche però dimostrano che gli incidenti con il rebreather, in proporzione agli utilizzatori, avvengono in modo più frequente rispetto a quelli in circuito aperto. Va sottolineato che quasi mai il problema viene causato da un malfunzionamento strutturale dell’apparato. Molti di questi incidenti avrebbero potuto essere evitati, se il subacqueo avesse semplicemente seguito le regole previste dalla corretta preparazione della macchina, soprattutto rispettando la check list e la procedura di pre-respirazione.

Un subacqueo rebreather con l’esperienza si immergerà con maggiore sicurezza.
Anche questa volta le statistiche dimostrano che gli incidenti avvengono più spesso a subacquei rebreather esperti. Il motivo è che molto spesso, con l’aumentare dell’esperienza, il subacqueo tende a diminuire l’attenzione e ad ignorare quelle regole fondamentali che invece un principiante ha bene in mente. Bisogna capire e accettare che non esistono immersioni facili, che qualunque siano la profondità o il sito, ignorare le procedure basilari, può portare a situazioni catastrofiche. Se non accettate in toto tutto questo, il rebreather non fa per voi.

Se uso il rebreather, non faccio rumore e bolle posso avvicinarmi senza problemi ai pesci e alle creature marine senza che queste scappino via.
I predatori marini (squali, foche, tonni, etc.) non fanno bolle né rumore, eppure le possibili prede li evitano a tutta velocità. La stessa cosa avviene quando un subacqueo CCR si avvicina rapidamente e frontalmente a un branco di pesci. Tagliare loro la strada, guardarli direttamente negli occhi, viene recepito come una manovra aggressiva. Se volete veramente avvicinarvi, dovete farlo lentamente (ricordate che con il rebreather avete tutto il tempo necessario), possibilmente nuotando nella loro stessa direzione e guardando di fronte a voi. Quando il branco si sarà reso conto che non siete un pericolo, vi accetterà come parte integrante e avrete la libertà di osservarlo da molto vicino, una cosa molto apprezzata da fotografi e videoperatori.

Preparare e pulire un rebreather richiede ore e ore di lavoro.
Anche questa affermazione non è completamente vera. Con un po’ di esperienza e manualità, la preparazione corretta di un rebreather richiede solo poche decine di minuti, mentre la sua pulizia e disinfezione a fine immersione un tempo anche inferiore.
Di molto aiuto in queste operazioni che richiedono una buona attenzione, evitando distrazioni, sono le specifiche check list appositamente predisposte da ogni fabbricante.

Se sto respirando vuol dire che tutto va bene.
Questo può essere in massima parte vero per quanto riguarda le immersioni in circuito aperto, ma d’altro canto questa affermazione non può essere applicata alle immersioni in CCR. In circuito aperto i problemi sono normalmente accompagnati o da un forte rumore o dalla mancanza di gas, sono eventi di cui ci si rende conto immediatamente e sui quali si deve intervenire con la massima rapidità. Quando invece si utilizza un rebreather, se non viene prestata la necessaria attenzione agli strumenti di controllo, i problemi possono sopravvenire silenziosamente. Questo ovviamente non significa che siano meno pericolosi. Il vantaggio è che con il rebreather le eventuali situazioni critiche non hanno mai uno sviluppo repentino, pertanto il subacqueo ha il tempo necessario per intervenire e risolverle. Non basta, quindi, una respirazione regolare per essere certi che tutto funzioni correttamente, ma è indispensabile monitorare gli strumenti: uno studio del DAN ha dimostrato che un subacqueo CCR non ha modo di capire quando il gas respirato non è più sicuro, che sia a causa di ipossia, di iperossia o di ipercapnia. In questi casi tralasciare di leggere con regolarità le strumentazioni fidandosi solo del proprio senso di confort, potrebbe significare perdere conoscenza prima ancora di essersi resi conto che c’è un problema con il gas.

Posso utilizzare tutti i tipi di assorbente per la CO2 compresa quella per uso medico.
I rebreather sono stati testati e le loro prestazioni sono state valutate utilizzando degli assorbenti di tipo e grado specifici. Gli assorbenti medicali hanno contenuti di umidità diversi da quelli per la subacquea. La loro reazione chimica potrebbe agire nel modo sbagliato, in un ambiente umido e in presenza di miscele di gas, diverso da quello di una macchina di anestesia. Pertanto sono ammissibili soltanto gli assorbenti CO2 il cui produttore dichiari esplicitamente l’uso per il rebreather.

Posso utilizzare ogni tipo di sensori di ossigeno nel mio rebreather.
Come nei materiali assorbenti sopracitati, solo specifici tipi di sensori sono approvati per ogni modello. Sono necessari mesi, se non anni perché il fabbricante ne testi adeguatamente il funzionamento e per sviluppare un algoritmo che ne permetta un utilizzo ottimale per quella specifica unità.
Questo permette all’elettronica di mostrare al subacqueo una corretta PO2 in modo sicuro e lineare.
Per garantire un corretto funzionamento, i sensori devono essere compensati in funzione della temperatura, all’interno di determinati limiti che sono calcolati dal fabbricante sullo specifico rebreather. Un sensore non approvato e non testato, potrebbe indicare valori non corrispondenti alla realtà, mettendo in grave pericolo la sicurezza del subacqueo che li utilizza.

Non potrei mai affidare la mia vita a un’elettronica che si trova a contatto con l’acqua.
Si tratta di una negazione senza fondamento. Ogni giorno ognuno di noi affida la propria vita ad elettroniche che sono a contatto con l’acqua. Prima fra tutti, l’elettronica ABS che controlla oramai da diversi anni il sistema di frenata di tutte le autovetture, che siano di lusso o utilitarie. In effetti quando voi premete il pedale del freno, la forza impressa al pedale, non viene trasmessa direttamente alle pastiglie dei freni a disco, ma viene inviato un segnale elettronico a una centralina, che, in funzione di tutta una serie di sensori, (anche questi elettronici) decide se, come e quando frenare le ruote.
Le elettroniche presenti sui rebreather più affermati sono oramai sicure e affidabili, e molto spesso sono presenti almeno due centraline separate per garantire una ridondanza assoluta in caso di malfunzionamento.

Potrei forse andare avanti all’infinito, talmente ne ho sentite in questi anni di corsi, immersioni, conferenze o saloni, ma vorrei concludere con l’affermazione principe:

Utilizzare un rebreather è molto complicato.
Anche questa è una credenza comune tra i subacquei, è addirittura una delle principali motivazioni addotte per prediligere il circuito aperto rispetto al CCR.
Nella realtà l’utilizzo del rebreather è molto più semplice di quanto si possa pensare e tanti sono i partecipanti ai corsi che dopo le prime ore di utilizzo mi confidano che avevano paura del carico di lavoro e di incombenze a cui sarebbero stati sottoposti, ma che invece hanno trovato l’utilizzo del rebreather molto elementare.
In realtà, uno dei “problemi” nell’immersione con il rebreather sta proprio nella sua semplicità d’uso. Il suo impiego è talmente elementare e la sua architettura così evoluta e affidabile, che il subacqueo, dopo alcune ore di utilizzo, tende a sottovalutare le procedure di sicurezza, pensando che il rebreather possa fare tutto da solo.

In ogni caso consiglio a coloro che vogliono interessarsi a questo settore, che ne sono entrati a far porta da poco o tanto tempo, di attingere le loro informazioni con attenzione, da persone e istruttori che abbiano una riconosciuta esperienza sulle macchine, evitando falsi esperti e forum, anche perché troppo spesso, nascosti dietro uno pseudonimo, si nascondono dispensatori di false verità e di informazioni potenzialmente pericolose.

Aldo Ferrucci - Aprile 2017

Gli amici Pasquale Manzi e Aldo Ferrucci, molto soddisfatti dopo un'immersione in CCR


Con Aldo al famoso "Mojito Party" durante il Salon de la Plongée di Parigi  2018

 

Torna su all'inizio della pagina